È stata pubblicata la nuova edizione del testo Usi e Costumi di Rodì e Milici. Indagine storico-etnologica in un comune dell’entroterra milazzese, BastogiLibri, Roma 2018. L’autore, Carmelo Bonvegna, nonostante dal 1963 si sia trasferito a Milano, dove ha insegnato materie letterarie negli Istituti Superiori, ha sempre curato gli studi circa la storia e le tradizioni del suo paese d’origine, sin dagli anni della tesi presso l’Università Cattolica.

Tali fatiche giungono a nobile compimento proprio in questo testo, edizione limata e accresciuta rispetto alla seconda del 2005.
Il volume – come da sottotitolo – raccoglie una significativa ricerca storico-etnologica sui centri di Rodì e Milici, che dal maggio del 1947 sono riuniti in comune autonomo. Se a tale data risale l’assetto amministrativo, indipendente da Castroreale, la storia dei due centri, è plurisecolare. Bonvegna, quindi, a partire dalla posizione geografica e dalla etimologia dei nomi dei due centri, attraverso un gioco geo-culturale tra quartieri e fisionomia di Rodì, luogo conosciuto anche come terra di transito, giunge alle Feste calendariali e alla religiosità popolare, vera e propria ossatura dell’identità rodiese e milicese.

All’interno di questo contesto geografico, incastonato nelle colline tra Milazzo e Tindari, proprio di fronte alle Isole Eolie, l’autore fa emergere le antiche usanze, rende presenti tanti personaggi e contesti dal chiaro sapore verghiano. Nelle pagine, nonostante è chiaro che quel mondo non ci sia più, i vari “don”, “mastri”, “zuu”, e “sù”, così come le “gnà” e le “signurine”, appellativi di uomini e donne, s’impongono con la loro presenza umile e giammai banale. Le loro parole, i loro proverbi, le filastrocche e le antiche preghiere si odono ora a sottolineare i momenti di gioia, ora a definire la loro esperienza esistenziale, ora ad invocare aiuto nelle difficoltà della vita. Si possono toccare idealmente strumenti, oggetti e arnesi ormai “museali” come, ad esempio, “u zumbili”, “u barrileddu”, “a sporta”, a “bbulògna”…, testimonianze di lavori scomparsi come “u spurtaru”, “u buttaru”, il maniscalco, ma anche di lieti passatempi.

Prima che cronos risucchiasse questo vetusto patrimonio, esso è stato salvato meritoriamente da Carmelo Bonvegna. Al lettore si presenta, quindi, una ricerca certosina e paziente, espletata non solo sui documenti antichi ma anche attraverso l’incontro e il dialogo con tanti protagonisti di quel mondo che ora non ci sono più. Le pagine sono peraltro arricchite dalle foto e dai disegni dell’autore che riproducono personaggi, arnesi, quartieri, lavori del passato, di cui restano testimonianze nei resti archeologici, nelle chiese locali o in qualche rudere ancora visibile.

Grazie all’opera di ricerca più che decennale di Carmelo Bonvegna, ora consacrata in questo testo, le giovani generazioni avranno la possibilità di conoscere, apprezzare, conservare l’antica eredità e imparare da un mondo, sostituito da tante innovazioni, principi e valori con cui orientare la vita. Proprio questo, infatti, è lo spirito che l’autore mette in auge quale obiettivo del suo lavoro: «Al di là del folklore, del popolaresco e quant’altro, una cosa i protagonisti del nostro passato possono indicarci sicuramente: la forza dei valori eterni che costituiscono per noi memoria e prima difesa. Credetemi coi tempi che corrono, non è poco!»

Daniele Fazio

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