Diodoro narra che la città di Tyndaris fu fondata nel 396 a. C., in una porzione del territorio della città di Abacaenum.

Tyndaris è la più conosciuta fra le città che testimoniano le mire espansionistiche e la politica di urbanizzazione praticata da Dionisio I, tiranno di Siracusa, all’inizio del IV sec. a. C., sia in Sicilia sia sulle coste del mar Adriatico; si tratta di una delle ultime colonie greche della Sicilia e sorse dunque come avamposto di Siracusa nel settore Nord-Orientale dell’isola.

 

In età classica Tyndaris attraversò tre grandi periodi.

Il primo è greco e comprende due fasi: la prima va dal 396 a. C. all’inizio del regno di Agatocle, ed è caratterizzata dalla dipendenza da Siracusa; la seconda fase comprende i momenti di Agatocle, Menone ed Iceta e si chiude verso il 279 a. C.

Il secondo periodo, che va dal 279 al 254 a. C., si può definire punico, in quanto Tyndaris è sotto l’influenza cartaginese, tranne nelle parentesi di Pirro e Gerone II.

Il terzo periodo è romano, anch’esso diviso in due fasi. Nella prima fase la città è caratterizzata da una relativa floridezza, nella seconda fase si nota la graduale decadenza della città.

Per avere altre notizie di Tyndaris bisogna aspettare il V sec. d. C.; è in questa fase che la troviamo sede di vescovado. Con la distruzione operata dagli Arabi nell’835-36, invece, la storia di Tyndaris e della sua diocesi si immerge nel buio.

La città, situata su un promontorio alto e roccioso con precipizi a picco sul mare e ripidi pendii, naturalmente era in posizione strategica per il controllo delle rotte marittime verso le Isole Eolie e lo Stretto di Messina. Essa era di facile accesso soltanto da Ovest, dove le difese dovevano essere particolarmente resistenti; le prime mura difensive erano discontinue e costruite solo nelle zone vulnerabili.

L’acropoli, la zona sacra, è oggi occupata dal Santuario di Maria Santissima del Tindari. Questa disposizione risale alla fondazione della colonia.

La denominazione “Tyndaris” si fa risalire ad eventi mitologici. I coloni greci, infatti, erano particolarmente devoti ai Dioscuri Castore e Polluce, che secondo la leggenda erano figli di Leda e Tindaro e venivano chiamati Tindaridi. Tutto questo ha indotto i fondatori della colonia a denominare la città “Tyndaris” e la regione alla quale faceva capo “Tindaride”.

Testimonianze dei Dioscuri sono parecchi mosaici e numerose monete trovati durante gli scavi.

Altro evento, legato alla mitologia, è quello relativo allo sbarco di Oreste; costui arrivò lì dopo che in Reggio aveva fatto le sue espiazioni, e come sembra portò nella Tindaride il culto di Artemide, che poscia era venerata in questo paese.

Selene Bonvegna

Selene Bonvegna

Di Selene Bonvegna

Laureata in “Civiltà letteraria dell’Italia Medievale e Moderna” presso l’Università degli Studi di Messina con una tesi in Storia Romana “Studi sul territorio di Abaceno e Tindari”, abilitata all’insegnamento per le scuole secondarie di primo e secondo grado, è attualmente docente di Lettere negli Istituti d’Istruzione Secondaria.

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