«Io sono cattolico, e dico che sono cattolico, non perché me lo stia chiedendo qualcuno. Continuamente nelle interviste, sui giornali, alla televisione, non sento altro che gente la quale, non richiesta, afferma con enfasi: “io sono laico”. Una volta tanto sono io a esclamare: “io sono cattolico”; e dico cattolico, e non cristiano, perché alcune volte, quando si dice “cristiano”, si vuol sottintendere una discriminazione del cattolicesimo nel mondo della cristianità». Così Turi Vasile a conclusione del suo intervento a un convegno dedicato, nel 1990, alla memoria del grande scrittore e saggista “laico” – ma con forti tentazioni cattoliche – Leonardo Sciascia, morto nell’anno precedente.

            In questa presa di posizione, a viso aperto, possiamo dire che è riassunta la militanza di Turi (Salvatore all’anagrafe) Vasile nel mondo intellettuale. Figura di primissimo piano della cinematografia italiana, egli fu regista, autore, produttore e sceneggiatore di un gran numero di film. Ma fu anche autore e sceneggiatore di opere teatrali. E ancora giornalista, critico letterario, organizzatore di eventi culturali. E non in ultimo, narratore.

Nato a Messina il 22 marzo 1922, compì gli studi liceali nella città natale, per poi trasferirsi, da studente universitario, al seguito del padre e della famiglia a Roma. Qui, frequentando l’ambiente dei G.U.F. (Gruppi Universitari Fascisti), iniziò a lavorare nel campo del teatro, in particolare con il Teatro sperimentale, diretto dal suo concittadino Enrico Fulchignoni, e con il Teatro delle Arti, diretto da Anton Giulio Bragaglia. Fu, questa, la fase della sua formazione artistica, che gli offrì l’occasione di conoscere e stringere amicizia con tanti giovani attori e autori che avrebbero, nei decenni successivi, fatto la storia del teatro italiano. Solo per fare qualche nome, citiamo: Adolfo Celi e Mario Landi (anche loro messinesi), Ubaldo Lay, Giulietta Masina, Anna Proclamer, Mario Riva, Federico Fellini. Più forte, tuttavia, fu il sodalizio con Diego Fabbri, alimentato dalla comune sensibilità religiosa.

            Dal teatro Turi Vasile passò presto al cinema e collaborò, quale assistente alla regia, con Augusto Denina nel film Bengasi (1942), espressione della propaganda fascista a sostegno del “fronte interno” durante la seconda guerra mondiale, e poi con Mario Camerini nel film Due lettere anonime (1945), che si può considerare l’esordio cinematografico del tema della resistenza.

Addetto stampa dell’Azione Cattolica negli anni del regime fascista, durante l’occupazione tedesca del Centro-nord trovò protezione in Vaticano. Il suo impegno in politica proseguì con la militanza nei Comitati Civici di Luigi Gedda. In particolare, per le elezioni politiche del 1948 diresse l’Ufficio Psicologico dei Comitati, che si occupava della propaganda anticomunista, e svolse quindi un ruolo decisivo per la vittoria elettorale della Democrazia Cristiana. In particolare, fu l’ideatore di una serie di manifesti che seppero colpire l’opinione pubblica per capacità di sintesi politica ed efficacia comunicativa. Il suo impegno diretto in questo ambito, tuttavia, non continuò, poiché dopo il 1948 preferì seguire la sua vocazione artistica.

Nel secondo dopoguerra, Vasile si fece interprete di una linea culturale, che lui definiva cattolica, nel senso della libertà: a fronte dell’ideologizzazione del cinema nell’orbita della cultura comunista – in continuità, del resto, con i tentativi di ideologizzazione delle arti che avevano avuto luogo durante il regime fascista – auspicava un modello di arte cinematografica che, come quella americana, fosse libera da schemi politico-culturali precostituiti e fondato sul racconto per immagini, e non su elucubrazioni intellettuali.

Riguardo alla sua poliedrica attività nel mondo del cinema, ricordiamo che Vasile diresse numerosi film, talvolta curandone anche la sceneggiatura, tra i quali I colpevoli (1955 con Carlo Ninchi, Isa Miranda e Vittorio De Sica), Classe di ferro (1957, con Renato Salvatori e Madaleine Fischer), Promesse di marinaio (1958 con Renato Salvatori, Antonio Cifariello e Inge Schoener), Gambe d’oro (1958 con Totò e Paolo Ferrari). È stato, poi, lo sceneggiatore di importanti registi come Blasetti e Visconti; mentre tra i più significativi film prodotti – e di alcuni di essi è stato anche sceneggiatore – vi sono Processo alla città di Luigi Zampa (1952), I vinti di Michelangelo Antonioni (1952), Io la conoscevo bene di Antonio Pietrangeli (1965), Operazione San Gennaro di Dino Risi (1966), Anonimo veneziano di Enrico Maria Salerno (1970), Pane e cioccolata di Franco Brusati (1973), Roma di Federico Fellini (1972).

Fu posto alla guida, insieme a Mario Melloni (che poi passerà nelle fila del P.C.I., divenendo un celebre corsivista con lo pseudonimo di Fortebraccio) e Diego Fabbri, della casa di produzione Costellazione, che avrebbe dovuto costituire, come solo in parte fu, lo strumento di espressione cinematografica del mondo cattolico. Ma negli anni Cinquanta il cinema italiano imboccò tutt’altra direzione. A questo proposito, risulta illuminante la ricostruzione storica che lo stesso Vasile ci fornisce: «Era il 1942, l’anno in cui Luigi Gedda aveva concepito il disegno di un cinema cattolico, avendo trovato un valido collaboratore in Diego Fabbri. Questi sosteneva, parafrasando un analogo parere espresso da Coupeau [Jacques] a proposito del teatro, che “il cinema sarà cristiano o marxista, o non sarà”. I fatti successivi dovevano orientare il cinema italiano piuttosto in senso marxista e la battaglia intrapresa negli Anni Quaranta doveva concludersi con una sconfitta. Eppure Gedda e Fabbri avevano radunato intorno a sé i più importanti autori del momento da Zavattini a Suso Cecchi d’Amico, da Tullio Pinelli a Fellini, da Vittorio De Sica a Blasetti a Germi ad altri […] Il sogno di un cinema cattolico durò fino al 1950 con Fabiola di Blasetti; i democristiani vinsero clamorosamente la battaglia politica ma si disinteressarono in gran parte della cultura, abbandonandola al dominio dei comunisti. Gli autori cinematografici imitarono molti intellettuali e passarono con disinvoltura a una sinistra che garantiva loro benessere, notorietà e persino l’ebrezza di sentirsi all’opposizione. Ebbe così inizio l’egemonia marxista della cultura e il processo di emarginazione degli intellettuali rimasti cattolici».

In un campo, quello del cinema, che in Italia progressivamente si allontanava dalla sua sensibilità, Vasile mantenne comunque fermi i principali punti di riferimento, ossia il gusto per la narrazione, il legame con una cultura nazionale e popolare chiaramente riconoscibile. Patrocinando un genere come quello della commedia all’italiana, discutibile sotto alcuni aspetti, egli contribuì a trasmettere comunque una visione positiva della vita, diametralmente opposta a quella nichilistica che pervade tanta parte della odierna produzione cinematografica italiana. Negli anni Settanta, dopo il mancato successo del film Roma diretto da Fellini, preferì dedicarsi alle produzioni televisive, riprese la scrittura per il teatro e, successivamente, si impegnò in una sempre più intensa attività giornalistica, collaborando prima con il quotidiano Il Tempo e poi con Il Giornale. Ridiede così voce a quella sua vocazione all’impegno politico, non necessariamente legato a uno schieramento partitico, che aveva animato la sua antica militanza anticomunista nel mondo cattolico.

L’originaria vocazione letteraria, che fin dalla sua giovinezza si era espressa nell’àmbito del teatro, sia come regista sia come autori di testi – si contano una ventina di opere scritte da lui tra le quali vanno almeno ricordate L’acqua del 1948, un dramma incentrato sul tema della vendetta, I fiori non si tagliano del 1950, Anni perduti del 1954, sulla dissoluzione di una famiglia piccolo borghese nella desolazione del dopoguerra, Le notti dell’anima del 1957, dramma di coscienza di un alto prelato, La cruna dell’ago del 1958 –  imboccò negli anni Ottanta la strada della narrativa. Vasile, che non fu scrittore d’occasione, pubblicò racconti a sfondo autobiografico – Un villano a Cinecittà, Sellerio, Palermo 1993; Raccontati da Turi Vasile Gangemi, Roma 2002 –, un romanzo – Giòn, Pironti, Napoli 2000 –, saggi di ambito socio-politico – Il ponte sullo stretto Sellerio, Palermo 1999 –,  raccolte di racconti – La valigia di fibra e altri racconti, Sellerio, Palermo 1993; Male non fare, Sellerio, Palermo 1997; Paura del vento, Sellerio, Palermo 1997 –, nonché un bellissimo profilo di vita coniugale – Silvana, Avigliano, Roma 2008 – dedicato alla moglie, che, afflitta da una grave malattia, egli assistette fino alla morte. Turi Vasile le sopravviverà solo cinque giorni. Morì a Roma il Primo di settembre dell’anno 2009, all’età di 87 anni.

Nei suoi scritti letterari, Vasile si rifà sempre alla realtà contemporanea (o al proprio vissuto), ma tende sempre a trascenderla, cogliendone gli aspetti spirituali o, in senso lato, metafisici. È stato uno scrittore di grande e intensa ispirazione, che ha e avrà molto da dire alle future generazioni di lettori.

Ferdinando Raffaele

Per approfondire si veda l’essenziale profilo biografico curato da Roberto Cuppone, s. v. «Vasile, Salvatore Ranieri (Turi)», in Dizionario biografico degli italiani, vol. 98, Istituto per l’Enciclopedia Italiana, Roma 2020; per la sua attività letteraria è fondamentale il contributo di Antonio Piromalli, Itinerario culturale di Turi Vasile, in Id., Pagine siciliane, Sicania, Messina 1992, pp. 257-265; per un quadro d’insieme relativo alla sua produzione letteraria e al suo profilo intellettuale si veda la raccolta di saggi curata da Gianvito Resta, Turi Vasile, Sicania, Messina 1995; ancora sulla sua biografia, si segnala il documentario di Fabrizio Sergi, Verso casa, consultabile all’indirizzo <VERSO CASA (OMAGGIO A TURI VASILE) – doc di Fabrizio Sergi – YouTube>; molto interessante per comprendere le ragioni del suo impegno politico, infine, la sua intervista sull’esperienza dei Comitati Civici, a cura dell’Istituto Luigi Sturzo, liberamente consultabile all’indirizzo < https://www.youtube.com/watch?v=FKwvzppxaTA>.

Di Ferdinando Raffaele

Docente di Materie letterarie presso gli Istituti superiori, dottore di ricerca in Scienze letterarie e linguistiche e in Scienze politiche, storiche e filosofico-simboliche, abilitato alle funzioni di professore ordinario per il settore concorsuale 10E/1 (Filologie e letterature mediolatina e romanze), per il quale è attualmente professore a contratto presso l’Università Kore di Enna.

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