La vera esperienza del popolo siciliano, quella che proprio lo costituisce da due millenni è legata alla devozione popolare di marca cristiana. Il cristianesimo è alla fine il vero denominatore comune che radica le variegate fronde dell’albero siciliano in un quid unitario. Introdotto tra gli anni 40 e 60 d.C., da allora, ha entusiasmato e caratterizzato, tra apogei e crisi gli abitanti dell’Isola. Non c’è un paese o città, borgo montano o marino, in Sicilia, che annualmente non vibra in attesa della festa del Patrono. Non c’è luogo in cui il tempo non si sospende nel giorno della festa del Santo o della Santa di riferimento. Il cristianesimo ha reso la spiritualità concreta, perché si è calato nella cultura siciliana e con essa si è saldato, valorizzando l’antica spiritualità pagana e rinnovandola sui nuovi binari del messaggio di Cristo. Questo legame è costitutivo e perenne. La comunità si riunisce attorno al suo Santo, si identifica con la sua storia, scopre le sue radici e i motivi di speranza per affrontare il futuro. Nei primi secoli la religiosità cristiana era animata dalla spiritualità e dalla liturgia orientale e bizantina, di cui ancora vi sono varie testimonianze, ad esempio il titolo di Archimandrita conferito all’Arcivescovo metropolita di Messina a ricordo della presenza di un vescovo per i fedeli di rito bizantino. Con l’arrivo, invece, dei Normanni iniziò la latinizzazione dell’Isola procedendo man mano al passaggio al rito romano, ossia quello celebrato dal Pontefice nella Città eterna.

A livello di devozioni tre fattori spiccano per originalità: la prima sta nel fatto che nella costellazione delle devozioni popolari sono emergenti le figure femminili: Agata, Lucia, Rosalia – e ancor prima Ninfa, Oliva, Cristina – tutte donne che hanno rivendicato la libertà della propria interiorità di fronte al potere, al successo, al ricatto, alla morte. E ora vivono inscritte nel cuore delle comunità che le onorano. Non sbagliamo, dunque, se diciamo che Palermo è Santa Rosalia, Catania Sant’Agata, Siracusa Santa Lucia.

Su questa linea, il secondo fattore che emerge è la devozione che accomuna tutti i siciliani, ossia quella verso la Madonna. L’Immacolata viene proclamata Patrona dell’Isola nel 1643, ma sin dai primissimi tempi dell’evangelizzazione della Sicilia, la sua presenza s’intreccia con la sua storia. Al Senato messinese – dopo l’evangelizzazione operata dal grande missionario San Paolo – Maria, la Madre del Salvatore, invia una Lettera riconoscente, le cui ultime parole sono incise a perenne richiamo sul basamento della stele della Madonna della Lettera eretta nel porto di Messina: Vos et ipsam civitatem benedicimus. Dalla tradizione bizantina s’impianta e perdura la devozione a Santa Maria Odigitria, a colei che “conduce nel cammino”. È nel cammino della storia del popolo siciliano la sua presenza non è certo mancata. Solo due esempi: nel 1091 nella piana di Donnalucata, invocata dai Normanni e dagli Sciclitani, appare su un cavallo bianco come guerriera per respingere il pericolo saraceno. E ancora a Messina, durante il travagliato ventennio della Guerra dei Vespri siciliani, apparve come una Dama Bianca per rincuorare i combattenti. In anni più recenti nel 1953, un evento sopranaturale vede una statuetta del Cuore Immacolato di Maria bagnarsi di lacrime a richiamo universale per tutti gli uomini sempre più indotti, da una secolarizzazione aggressiva, ad allontanarsi da Dio e quindi dalla piena realizzazione, anche sociale.

Infine il terzo elemento da rilevare è la presenza di devozioni importanti a santi “neri”. Tra la più diffusa quella alla Madonna nera di Tindari. Il culto verso la Madonna raffigurata seduta sul trono con il bambino, entrambi con la corona ed in abiti orientali, attira annualmente folti gruppi di pellegrini che – anche a piedi – raggiungono il colle per sospirare alla sua presenza, imploranti grazie. Soprattutto nella Sicilia Centro-Orientale, poi, è diffusa la devozione al santo siriano Filippo d’Agira, esorcista dei primi secoli. Dalla Siria – dopo essere stato ordinato sacerdote a Roma – fu inviato missionario in Sicilia con l’espresso incarico di liberarla dai demoni. Le statue e le immagini lo raffigurano con la pelle nera, anche perché secondo la tradizione popolare combatteva proprio con i diavoli ricacciandoli all’inferno. La devozione, invece, a San Benedetto il Moro, lega le province di Messina – da San Fratello – e di Palermo. Benedetto è il figlio di una coppia di schiavi etiopi, condotti proprio a San Fratello. Reso libero si dedicò alla preghiera in solitudine e crebbe la sua fama di taumaturgo. La sua indole schiva lo portò quindi  a rifugiarsi nel palermitano per trovare maggiore riparo dalle continue richieste del popolo. Lì entro poi nell’ordine dei frati minori riformati e morì proprio a Palermo presso il convento di Santa Maria di Gesù. Ancora sui nebrodi è viva la devozione a San Calogero eremita che ha centro nel Santuario di San Salvatore di Fitalia. Di Calogero si sa ben poco, se non che fuggì perché perseguitato dagli eretici per la sua fede nella Trinità dall’Oriente, giungendo in Sicilia. Il suo culto, oltre i nebrodi, è presente ad Agrigento, Sciacca e Favara. Ancora nel Sud della Sicilia vi è la devozione al Beato Antonio da Noto. Di origini libiche e religione musulmana, giunto ad Avola come schiavo si converte e successivamente a Noto sarà reso libero di vivere come eremita. Lì morirà in fama di santità. A Siculiana, infine, troviamo anche la devozione ad un Crocifisso ligneo nero.

Il cielo siciliano, per quei siciliani che hanno ancora il coraggio di guardarlo e di ispirarsi ad esso, è quella grande volta che può veramente dare il senso ai giorni della storia tra vicissitudini e speranze.

Daniele Fazio

Daniele Fazio

Di Daniele Fazio

Dottore di ricerca in Metodologie della Filosofia, cultore della materia presso la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Ateneo messinese con cui regolarmente collabora dal 2009. È stato borsista del Centro Universitario Cattolico ed è risultato vincitore del premio per un saggio di filosofia morale (2014), bandito dalla Società Italiana di Filosofia Morale. È docente di Filosofia e Storia nei Licei e corrispondente per la zona tirrenica della provincia di Messina della Gazzetta del Sud.

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