Dopo le considerazioni sul mare e la terra, giungiamo al terzo elemento: il cielo. Ancor prima della colonizzazione greca, Sicani, Siculi ed Elimi popolano la Sicilia; dalle testimonianze archeologiche ricaviamo la loro spiritualità legata principalmente ai riti funerari e quindi al culto dei morti, seppelliti in tombe a grotticella artificiale – di tipo a forno le più antiche ed a forma quadrangolare le più recenti – che, tuttora, sono disseminate per tutta l’Isola. Ciò presuppone la credenza – come una “diceria” immortale – in una vita dopo la morte e quindi nell’immortalità dell’anima; con l’arrivo dei greci si guarda ancora al cielo nella fondazione delle poleis. Accanto all’agorà, al teatro svettano sempre i templi, che rimangono la certificazione più bella, splendida ed affascinante del periodo greco: un’intera Valle ad Agrigento è, nei secoli, solida testimonianza. Da un lato, l’edificio sacro ribadiva la comunione con la madrepatria, dall’altro la sua costruzione era implorazione della beneficienza delle divinità rispetto alla vita sociale, costituendo un’icona della città stessa, del suo splendore e della sua potenza. Un filo rosso lega il susseguirsi delle generazioni siciliane. Esso emerge nello sguardo rivolto verso l’Alto, verso il cielo, nella spiritualità ardente e concreta, spettacolare ed interiore al tempo stesso. È la passione per la ricerca della verità che si esplica nei vari campi, da quello filosofico-scientifico a quello religioso.

La Sicilia è il luogo di tanti miti e delle leggende che spiegano, esortano, incoraggiano, consegnano una morale e hanno orientato nel tempo l’esistenza di gruppi umani, culturali e dell’intero popolo. Miti e leggende accanto alla storia danno il sapore della tradizione e della continuità identitaria, che non è certamente immobile, ma di tempo in tempo trova coloriture nuove, frutto del fervido immaginario poetico: dall’importanza della Sicilia nell’Odissea, ai miti di Aretusa, di Proserpina, di Aci e Galatea per finire con le più recenti “truvature”, ossia narrazioni che proiettano gli uomini alla ricerca di tesori, che misurano forze, stratagemmi, abilità, desideri e in fondo sono la proiezione della grandezza dell’animo umano e della sua eterna tensione alla continua ricerca, animato dallo stupore per la bellezza del reale.

A tal proposito, la filosofia nasce dalla meraviglia, dallo stupore, a sua volta suscitato dalla bellezza del creato. Quei raggi di sole che illuminano al centro del Mediterraneo le coste greche e siciliane fanno scaturire nei pensatori la domanda principale: Tì estin? Che cos’è? E da lì, l’incalzante richiesta di verità che anima la vita di ogni uomo e che vuole giungere all’essenza della realtà. Tutto questo non deve sembrare un’astrazione, ma la contemplazione del cielo, la visione del Sole, quale immagine del Sommo Bene, così come insegna Platone – visitatore alquanto sfortunato della Sicilia – immette l’uomo sulla via della virtù. Ma al dì delle visite di filosofi greci, la Sicilia è il luogo di nascita dei nuovi intellettuali che si approcciano con rigore razionale alla realtà, come ad esempio, Empedocle di Agrigento e Gorgia da Lentini. Animati da questo spirito sull’Isola emergono menti illustri che seguono le tre navigazioni dello spirito: l’arte, la filosofia, la religione. Da Ruggero II d’Altavilla a Francesco II di Borbone – il Regno di Sicilia, poi chiamato Regno delle Due Sicilie – si presentò davanti agli Stati italiani, nonché davanti all’Europa, con una identità ben definita e con una storia che non può essere affatto pensata come “regionalistica”, bensì come nazionale. In sette secoli di storia, il Mezzogiorno e la Sicilia fornirono alla cultura personalità di tutto rispetto e di grande peso transnazionale, partecipando di quella cristianità presente sin dal Medioevo in Europa [1] 

[1] Cfr. AA.VV., 1861 – 2011. A centocinquant’anni dall’Unità d’Italia. Quale identità?, a cura di F. Pappalardo – O. Sanguinetti, ed. Cantagalli, Genova 2011,

Daniele Fazio

Daniele Fazio

Di Daniele Fazio

Dottore di ricerca in Metodologie della Filosofia, cultore della materia presso la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Ateneo messinese con cui regolarmente collabora dal 2009. È stato borsista del Centro Universitario Cattolico ed è risultato vincitore del premio per un saggio di filosofia morale (2014), bandito dalla Società Italiana di Filosofia Morale. È docente di Filosofia e Storia nei Licei e corrispondente per la zona tirrenica della provincia di Messina della Gazzetta del Sud.

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