San Martino - Simone_MartiniL’11 Novembre si celebra la Festa di San Martino di Tours la cui devozione si è diffusa, nel Medioevo, dal Nord al Sud Europa, dalla Svezia alla Sicilia.

In Germania, ad esempio, il santo viene onorato con processioni, canti e l’accensione di un grande falò chiamato “Martinsuefer”. Un tale momento inaugura anche il periodo delle festività natalizie.

In Svezia e Norvegia è tradizione cucinare l’oca, richiamando così la leggenda che vede Martino, umile e amante della vita povera e contadina, nascosto nelle campagne per evitare la nomina di vescovo che il popolo, contrariamente alla sua volontà, avrebbe voluto assegnargli. Fu il chiasso di tante oche a far scoprire il rifugio di Martino che venne così proclamato vescovo di Tours.

In Francia vi sono circa 4000 chiese a lui dedicate e proprio qui l’11 Novembre, la festa di San Martino, viene fatta coincidere con l’inizio dell’inverno.

In Italia, invece, la memoria del santo viene celebrata con numerose feste e sagre che tentano di conciliare la figura buona e genuina del Vescovo di Tour ai buoni prodotti autunnali, offerti dalla terra.

In Sicilia, in modo particolare, il culto di San Martino arrivò con i Normanni e si diffuse in tutta la regione assumendo caratteristiche particolari e diverse che influenzano tradizioni e gastronomia.

A Castell’Umberto, nel messinese, gli si dedica un palio che si propone la valorizzazione del territorio e dei prodotti del luogo, così anche a Frazzanò dove si organizzano sagre e manifestazioni che hanno come protagonista i funghi e il suino nero dei Nebrodi.

A Palermo, invece, a Palazzo Adriano durante la ricorrenza di San Martino, vengono festeggiate le coppie sposate nell’ultimo anno, dette “i san martini” , e si porta loro in dono dei biscotti tipici, detti “i panuzzi di San Martino” che vogliono essere simbolo di prosperità e augurio per le nuove famiglie.

Nel ragusano, per San Martino, si organizza la Sagra della Frittella. Quest’ultima è un prodotto tipico che, nelle varianti di dolce e salato, costituisce l’alimento simbolico della festa. Le frittelle non sono altro che l’impasto di farina, acqua e lievito arricchiti, nella versione tradizionale, con finocchietto o uva sultanina, poi fritti nell’olio e, per ultimo, cosparsi di zucchero.

E, dal momento che “a San Martino ogni mosto diventa vino” , non può mancare certo a tavola il vino novello e la carne grassa del maiale, perché “a San Martinu s’ammazza lu puorcu e si sazia lu vinu”.

Una festa vissuta nell’abbondanza ma soprattutto nella condivisione. Il motivo di quest’ultimo aspetto è legato ad un episodio della vita del Santo, avvenuto prima di ricevere il Battesimo. Si narra, infatti, che Martino, preso da compassione per un povero mendicante privo di vesti, tagliò una parte del suo mantello di soldato e la offrì all’uomo. Miracolosamente, dopo quel gentile gesto, il freddo si affievolì e si levò il sole.

Ed è per questo ultimo aspetto che si parla di “estate di San Martino” in riferimento ai giorni caldi che precedono l’11 Novembre che, secondo leggenda, sono concessi da Dio in memoria del nobile gesto compiuto dal Santo; si dice infatti “a stati ri San Martinu dura tri jorna e un pochinu”.

San Martino, dunque, oltre ad essere venerato nei secoli per le sue virtù eroiche, ha affascinato pure la letteratura, la tradizione e la gastronomia che vuole “oca, castagne e vino: tutto per San Martino”.

Alessia Giaquinta

Di Alessia Giaquinta

Conseguita la maturità Classica, frequenta il corso di Laurea in Filosofia presso l’Università degli studi di Messina. Ha al suo attivo numerose ed importanti esperienze teatrali ed organizza Laboratori Teatrali per bambini. Promotrice di eventi culturali, è stata anche membro di gestione della Biblioteca Comunale di Monterosso Almo (RG), ove risiede. Ha svolto il Servizio Civile nell’anno 2014-2015 presso un centro per disabili.

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