Rivoluzione e controrivoluzioneRivoluzione e Contro – Rivoluzione è una delle opere più conosciute del pensatore cattolico e uomo d’azione brasiliano Plinio Correa de Oliveira [1908 – 1995]. Raccoglie in forma di tesi il pensiero controrivoluzionario cattolico adatto per l’età della Rivoluzione culturale in cui siamo immersi. Innanzitutto, però, occorre chiarire i termini. Per Rivoluzione s’intende lo stato di disordine, la crisi che ha attaccato un determinato tipo di civiltà e una determinata tipologia umana, ovvero la civiltà occidentale e cristiana e l’uomo che da essa ne viene fuori.

Dunque, della crisi dilagante, in quanto palpabile in ogni campo dell’agire umano, è necessario individuarne la causa. Qui subentra, innanzitutto, una spiegazione di natura metafisica: le molle della Rivoluzione (si noti la maiuscola per indicare il termine) sono infatti, la sensualità e l’orgoglio che generano disordine oltre che nella vita individuale – di cui l’autore si occupa tangenzialmente – sopratutto nella vita sociale, nelle istituzioni che determinano la convivenza tra uomini.

La Rivoluzione, dunque, sul piano metafisico è una battaglia che mira a distruggere l’ordine e la legge che il Creatore ha impresso al mondo e il primo rivoluzionario è chi ha pronunciato per orgoglio il suo “non serviam” a Dio, ovvero satana.

In questo panorama – la cui prima conseguenza è quella che la Rivoluzione si sviluppa nel cuore di ogni uomo che non respinge le tentazioni e si crogiola nel suo peccato, e, quindi, lì deve essere combattuta primariamente, perché da tendenza non diventi idea e da idea un fatto – storicamente questa crisi si è sviluppata come malattia endemica alla Cristianità medievale a partire dall’autunno del Medioevo e sempre più insistentemente con il Rinascimento che inizia a corrodere, attraverso la filosofia naturalista e soggettivista, l’unità culturale e religiosa dell’Europa.

La prima tappa fondamentale della Rivoluzione – che è universale, una, totale, dominante ed ha un carattere di processo – è rappresentata dalla cosiddetta “Riforma” protestante che ha minato l’uomo nella sua religiosità introducendo lo spirito del dubbio, il libero esame e l’interpretazione libera della Scrittura, nonché conseguentemente il divorzio, l’abolizione quasi totale delle gerarchie ecclesiastiche e del celibato.

L’uomo, ferito nella sfera religiosa con l’Illuminismo e la Rivoluzione Francese viene colpito nella sfera sociale. Ciò che avviene con la Riforma luterana all’interno della Chiesa, in questa seconda fase, si verifica, mutatis mutandis, all’interno dell’ordine politico cosicché la rivolta contro il Papa é simmetrica alla rivolta contro il re, la rivolta contro la gerarchia della Chiesa é simmetrica alla rivolta contro l’aristocrazia e la realizzazione di un ordinamento comunitarista di alcune sette protestantiche equivale alla sovranità popolare totale o mediata.

La terza tappa del processo giunge alla disgregazione del rapporto dell’uomo con le cose ed è rappresentata dalla Rivoluzione Comunista, dove le legittime differenze sociali ed economiche vengono abolite e si mira alla costruzione ultima di uno stato di cose dove ogni autorità venga abolita e viga la somma libertà e la somma uguaglianza, così come del resto preconizzato da Karl Marx secondo cui alla Dittatura del proletariato sarebbe subentrata una società anarchica.

Quarta e ultima tappa del processo è la Rivoluzione che stiamo vivendo: la cosiddetta Rivoluzione Culturale. All’uomo, a cui è stato tolto l’habitus religioso e politico, poi quello sociale ed economico, non resta che essere destabilizzato nella sua più intima essenza, ovvero nella sua natura. Se, infatti, le precedenti tappe della rivoluzione hanno portato crisi e disordine all’esterno dell’uomo questo momento rivoluzionario porta propriamente disordine e ribellione nelle facoltà umane in modo che la gerarchia ragione – volontà – sentimenti possa essere stravolta a favore del dominio dell’istinto; per questo tale tappa rivoluzionaria è chiamata anche rivoluzione “in interiore homine”.

Dopo la “fenomenologia” del processo rivoluzionario il testo in maniera originalissima va a presentare l’essenza stessa della Rivoluzione, la sue attività, le sue battute di arresto e “metamorfosi”, i suoi agenti terreni e metafisici e i suoi motori. Questa ultima parte della prima sezione è molto importante per comprendere la Rivoluzione perché permette di scandagliarne la natura e la strategia di disordine, affinché si possa fronteggiarla nello stato in cui si trova. La Rivoluzione, pertanto, si combatte nello stato in cui ci si trova altrimenti si perde solo tempo e la si favorisce.

Se la Rivoluzione è il disordine e la sovversione, la Contro – Rivoluzione (di cui si occupa la seconda parte del libro), invece, è una re – azione (nel senso etimologico della parola) che la ostacola e la combatte per il ripristino dell’Ordine destabilizzato. Questa azione deve mirare, come già precedentemente detto, a ribattere la Rivoluzione nella sua attualità e a restaurare l’Ordine. Ciò non significa ritornare alla cristianità medievale, ma ricostruire una cristianità con i mezzi e le modalità dell’oggi.

Pertanto, diversi aggettivazioni che i nemici danno alla Contro – Rivoluzione, quali tradizionalista, conservatrice o contro il progresso devono fare i conti con questa impostazione di fondo cosicché, ad esempio, si è conservatori se si tratta di conservare cose che ci consentono di raggiungere il fine preposto e di certo non si conservano situazioni negative o ibride.

Contro – Rivoluzionario, perciò, nel senso pieno della parola è colui che conosce la Rivoluzione, l’Ordine e la Contro – Rivoluzione ama questi ultimi e odia la prima e fa gravitare la sua vita intorno a questo amore e a questo odio. Esso si produce sì in azioni individuali, ma è molto importante che ci siano azioni congiunte e veri organismi e associazioni contro-rivoluzionarie per fermare l’avanzata totale della Rivoluzione.

Diversi sono i metodi e le tecniche da usare – dalla teoria dei coaguli, all’utilizzo di grandi o modesti mezzi d’azione che possano influire sulla cultura e sulla società, “luoghi” in cui si formano le menti umane – ma le cose più importanti da tenere in conto sono l’amore per la controrivoluzione e l’esercizio continuo e mai finito, usque ad mortem, per mantenersi in questa prospettiva: per questo lo sforzo del controrivoluzionario deve essere massimo nella cura delle sue virtù naturali e soprannaturali perché la Rivoluzione si deve sconfiggere innanzitutto a livello metafisico.

Di conseguenza è necessario non nascondere nulla della Verità, non perdersi mai d’animo nell’attività di conversione del rivoluzionario, mostrare il vero volto della Rivoluzione – che essa tende sempre a mimetizzare – ravvivare le nozioni di bene e di male, di peccato e redenzione, nonché la nozione di natura spirituale dell’uomo che alla fine dei suoi giorni dovrà presentarsi davanti al giudizio da parte di Dio.

Nella società temporale, inoltre, la Contro – Rivoluzione può benissimo essere alleata di organismi e associazioni che pur non avendone piena consapevolezza svolgono in alcuni settori attività di ostacolo alla Rivoluzione perché mirano alla stabilità sociale e all’ordine nei diversi campi d’azione dell’uomo, ricordando sempre che l’impegno profuso non è per singoli interessi, ma per ragioni di principio.

La Chiesa, corpo mistico di Cristo, è al di sopra dello schema Rivoluzione e Contro – Rivoluzione, tuttavia, essa è l’anima stessa della Contro – Rivoluzione, nonché la nemica prima della Rivoluzione per questo va difesa ed esaltata: ogni cattolico a diverso grado è contro – rivoluzionario (implicito o esplicito); tuttavia, la Contro – Rivoluzione su singoli punti e con molta attenzione può trovare anche la collaborazione di non-cattolici.

La terza parte dello scritto, prodotta vent’anni dopo descrive, per certi versi profeticamente, la Quarta Rivoluzione abbozzandone le caratteristiche essenziali, vedendo la crisi della Rivoluzione comunista e la nascita dell’anarchismo sessantottino che si esprime nelle forme tribalistiche (di esperienze e stili di vita estremamente dominati dal disordine spirituale e morale) e nello strutturalismo. La diffusione e la liberalizzazione delle droghe, gli attacchi alla vita umana sin dal concepimento,  l’ideologia gender – di cui l’autore per questioni temporali non parla direttamente – sono certamente da considerare quali alcuni dei più evidenti parossismi del tentativo di destabilizzare l’ordine umano e cristiano a partire dalla negazione dell’ultimo caposaldo rimasto: la sua natura, il dato genetico e biologico e quindi spirituale.

In questa parte, vi è anche un’analisi dell’attività contro – rivoluzionaria dopo la prima uscita del libro nel 1959 e in particolare della diffusione e delle attività delle TFP (Tradizione, Famiglia e Proprietà, associazioni fondate dall’Autore del testo per l’attività contro-rivoluzionaria) che cercano la collaborazione di tutte le forze contro – rivoluzionarie, tra cui si distingue con ammirazione e simpatia l’italiana Alleanza Cattolica.

Altra novità è la constatazione che la Chiesa è divenuta, dopo il Concilio Vaticano II, uno dei campi di confronto acceso tra Rivoluzione e Contro Rivoluzione tanto che il papa Paolo VI, ora Beato, ha parlato di “fumo di satana penetrato nel sacro recinto”. I suoi successori – possiamo aggiungere – hanno in qualche modo, su questo sentiero, approfondito ed esplicitato i caratteri del fenomeno della secolarizzazione interna che il mondo ecclesiale – clero e laici cattolici – stanno affrontando. In particolare Papa Benedetto XVI si è impegnato ad offrire una corretta e sistematica ermeneutica dell’assise conciliare in contrapposizione ad una ermeneutica di rottura e discontinuità che ha provocato non poche confusioni all’interno del tessuto ecclesiale.

Il libro ha avuto diverse pubblicazioni in Italia, fra le più importante quella che ne commemora il cinquantenario pubblicata nel 2009 per i tipi della Sugarco. Tale edizione è introdotta da un pregevole saggio di un maestro della controrivoluzione Giovanni Cantoni, fondatore di Alleanza Cattolica, in cui vengono offerte «istruzioni per l’uso» del testo non solo evidentemente in senso manualistico, ma soprattutto a favore di una migliore fruizione del pensiero dell’Autore. In tale pubblicazione si possono trovare anche «materiali della fabbrica del testo» ed ulteriori documenti integrativi che permettono di aggiornare il quadro delle valutazioni, che lo stesso De Oliveira ha fornito nel corso degli anni fino agli ultimissimi incisi, commenti e modifiche datate 1992.

Nelle varie appendici che chiudono il volume – oltre come già detto articoli e commenti di De Oliveira – vi si trovano introduzioni e prefazioni alle edizioni delle varie lingue di Rivoluzione e Contro-rivoluzione, quali tentativi di calare in vari contesti il pensiero cattolico controrivoluzionario, le presentazioni e le accoglienze che diverse personalità laiche e ecclesiastiche hanno fatto del testo e soprattutto l’Autoritratto filosofico e il Testamento dello stesso De Oliveira.

Ancora di più emerge come il testo, lungi dall’essere una gabbia entro cui catalogare il reale, è un mezzo di proficua interpretazione del ritmo assunto dalla civiltà occidentale per comprendere a che punto della notte siamo e in che maniera ripristinare o far giungere il giorno evitando fatiche inutili o sbagliando addirittura impegno.

Se in presenza di una cristianità “moribonda”, l’atteggiamento contro-rivoluzionario maggiormente si impegnava nella difesa delle ultime vestigia ancora in piedi, oggi, in presenza di una cristianità definitivamente tramontata a questo aggiunge tematicamente uno sforzo positivo di costruzione nel tentativo dentro un mondo che muore di far nascere un nuovo mondo. La fine dell’Impero romano coincise con il grande sforzo di diffusione del cristianesimo che garantì il fondamento della rinascita di un nuovo mondo. Pertanto, con e oltre Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, l’impegno dei controrivoluzionari si innesta nel grande movimento della nuova evangelizzazione in cui la Chiesa in maniera sempre più consapevole a partire dagli anni del Concilio Vaticano II si sta impegnando al fine di far sorgere anche un mondo migliore.

Lo studio di Rivoluzione e Contro-rivoluzione si conclude con queste magnifiche parole che denotano lo spirito genuino dell’Autore, vir catholicus, apostolicus, plene romanus: “nel nostro cuore non abbiamo il minimo dubbio sulla verità di ognuna delle tesi che lo compongono. Lo sottomettiamo, tuttavia, senza restrizioni, al giudizio del vicario di Gesù Cristo, disposti a rinunciare senza esitazione a qualsiasi di esse, se si allontana, anche lievemente dall’insegnamento della santa Chiesa nostra Madre, Arca della Salvezza e Porta del Cielo”.

Nel testo si rivede una essenziale attualità soprattutto negli assi portanti che lo strutturano, ovvero: è esistita una cristianità occidentale, che ha subito una aggressione da parte di quella che viene definita Rivoluzione, ma i cui sinonimi possono essere tranquillamente processo di secolarizzazione o scristianizzazione. Se, dunque, una cristianità è esistita a determinate condizioni ad un mondo che muore può succedere un mondo che nasce, ovvero una nuova cristianità – che non segna un passo indietro nella storia, ma che il metodo contro-rivoluzionario, intende, rifondare nella sostanza, promuovendo ed instaurando una visione cattolica della vita, del mondo, della storia.

[Plinio Correa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione, presentazione e cura di G. Cantoni, Sugarco Edizioni, Milano 2009]

Daniele Fazio

 

Di Daniele Fazio

Dottore di ricerca in Metodologie della Filosofia, cultore della materia presso la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Ateneo messinese con cui regolarmente collabora dal 2009. È stato borsista del Centro Universitario Cattolico ed è risultato vincitore del premio per un saggio di filosofia morale (2014), bandito dalla Società Italiana di Filosofia Morale. È docente di Filosofia e Storia nei Licei e corrispondente per la zona tirrenica della provincia di Messina della Gazzetta del Sud.

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