Beppe Alfano viene assassinato venerdì 8 gennaio 1993 intorno alle 22:30, in via Marconi a Barcellona Pozzo di Gotto. Sta rientrando con la moglie Domenica, quando, arrivato davanti al portone di casa sua in via Trento, nota qualcosa nella piazzetta lì vicino. «Vai a casa e chiuditi dentro!» intima alla moglie prima di risalire sulla sua automobile e ripartire. Sarà assassinato pochi minuti dopo.

Ma chi era Beppe Alfano?

Era un insegnante di educazione tecnica alla scuola media «Galileo Galilei» di Terme Vigliatore, aveva tre figli e dal 1991 era corrispondente del quotidiano «la Sicilia». Era anche un attivista politico, da giovane era stato militante del movimento politico extraparlamentare Ordine Nuovo, in seguito aveva aderito al Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante. Per un soffio ha perso le elezioni provinciali del 1985, risultando il primo dei non eletti.

Sembra che Beppe Alfano, come Paolo Borsellino e molti altri, facesse quindi riferimento ad un ideale di destra, intesa nella ricerca di un ordine della società, dello Stato, che fa dell’onestà il proprio emblema, anche quando è prevaricata ed oppressa da una forza come quella mafiosa.

Probabilmente Beppe Alfano aveva toccato interessi troppo grandi, rapporti tra mafia, imprenditoria e politica. Intrecci di poteri poco chiari. É stata la sua determinazione a portarlo a quel punto, era diventato un cronista troppo scomodo e la mafia l’ha fatto fuori. Dei colpevoli sono stati trovati ma ancora oggi forse non è venuta alla luce tutta la verità su quest’omicidio per tanti anni quasi dimenticato.

Ogni anno in occasione della ricorrenza della sua morte, i giornali ricordano l’omicidio Alfano, ma la domanda che nessuno sembra porsi è questa: ma dal 1993 ad oggi quanto è cambiato in Sicilia? La mafia senza dubbio continua a gestire i propri affari nel silenzio, e la cultura, che è “cultura di morte”, il modo di pensare e di agire dei mafiosi non è cambiato. La battaglia con la mafia è anche culturale, ma spesso l’informazione rinuncia al proprio ruolo, spesso lo Stato non fa, o non riesce a fare abbastanza, e non basta il sacrificio di alcuni caparbi cittadini.

Per questo è importante ricordare la figura di Beppe Alfano e di altri che hanno in modo diverso combattuto il fenomeno mafioso. Un uomo come tanti, un cronista che faceva bene il proprio mestiere quando era vivo e che da morto è ricordato come un martire, con i tanti, troppi, martiri della mafia. Nobilitato dal sacrificio, dai valori che lui stesso ha sempre difeso.

Ricordo le parole del compianto Antonio Ragusa, spesso discusso per il passato da attivista di estrema destra ma protagonista di un personale percorso umano interiore e di fede, in un’intervista rilasciata l’8 gennaio 2005 subito dopo una conferenza sull’omicidio Alfano, conferenza a cui parteciparono la vedova del cronista assassinato e l’on. Gianpiero D’Alia allora presidente di un comitato istituito ad hoc dalla Commissione Parlamentare Antimafia su questo delitto. Antonio Ragusa rispondendo ad un giornalista che gli chiedeva un ricordo sul cronista barcellonese disse: “ricordo sempre la sua passionalità nel difendere i miei stessi principii e la sua voglia di scoprire sempre, e a qualunque costo, la verità.”.  Ed è inutile che adesso stiamo a nasconderci e non diciamo quello che tutti pensiamo per essere politicamente corretti: i “principii” sono gli stessi valori che fondano la vita di ogni uomo: la legalità, la giustizia, la visione organica dello Stato, l’impegno di tutti per il bene comune, per la verità, senza mafia, senza poteri occulti.

Antonino Teramo

https://www.europamediterraneo.it/wp-content/uploads/2021/01/Beppe-Alfano-vittima-della-mafia.jpghttps://www.europamediterraneo.it/wp-content/uploads/2021/01/Beppe-Alfano-vittima-della-mafia-150x150.jpgAntonino TeramoAttualitàAntimafia,Barcellona Pozzo di Gotto,Beppe Alfano,Mafia,SiciliaBeppe Alfano viene assassinato venerdì 8 gennaio 1993 intorno alle 22:30, in via Marconi a Barcellona Pozzo di Gotto. Sta rientrando con la moglie Domenica, quando, arrivato davanti al portone di casa sua in via Trento, nota qualcosa nella piazzetta lì vicino. «Vai a casa e chiuditi dentro!» intima...Cultura e Approfondimento
Condividi questa pagina