Pubblichiamo, con il consenso dell’autore, un breve saggio storico dell’architetto Filippo Imbesi, che attribuisce su base documentaria la paternità della statua di San Sebastiano a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), finora ritenuta di autore ignoto.

La statua di San Sebastiano martire che oggi caratterizza la Basilica minore di San Sebastiano di Barcellona Pozzo di Gotto fu realizzata alla fine del XVIII secolo, in più fasi, dallo «Statuario» messinese Nicola o Nicolò Mancusi.

La statua, fin dalla sua realizzazione, era esposta nella chiesa di San Sebastiano antica che fu inopinatamente demolita nel 1936. La realizzazione della statua si inseriva in un programma di ricostruzione e di rinnovamento che fu avviato dopo i terremoti del 1783 e del 1786 che avevano prodotto numerosi danni sia nella chiesa di San Sebastiano antica sia nell’oratorio di Gesù e Maria ad essa attaccato. Nell’ultimo decennio del XVIII secolo, dopo aver messo in sicurezza le fabbriche della vecchia chiesa, prese corpo la necessità di sostituire un’antica statua di San Sebastiano che era esposta in una cappella e che per l’usura del tempo era diventata «tutta patita». Il disegno della nuova statua che doveva essere realizzata fu prodotto dal sacerdote e «Pittore» Antonino Vescosi e «fu assai approvato dalli Principali del paese» (1). Seguentemente i procuratori della chiesa affidarono l’incarico di realizzare la statua, secondo il disegno del Vescosi, allo «Statuario» messinese Nicola Mancusi (2). Le dimensioni della nuova statua comportarono l’ingrandimento della cappella in cui doveva essere esposta (3) e la realizzazione di «sei freccie di argento» e di «un cerchietto per la testa» (4). Nel mese di gennaio del 1798 la statua fu prelevata a Messina dalla bottega di Nicola Mancusi e dopo essere stata portata con una barca a Milazzo fu trasferita a Barcellona (5). La statua, però, non soddisfò pienamente i procuratori della chiesa poiché la faccia del santo «non risaltava affatto». Nicola Mancusi, per assecondare i committenti, si recò nel mese di maggio del 1798 a Barcellona e realizzò «una nuova testa spirante che guarda al Cielo». Lo «Statuario» messinese, inoltre, rimanendo ben 22 giorni a Barcellona, diede «una nuova incarnatura» a tutta la nuova statua» (essendo «la faccia di un colore, ed il busto di un altro»), «accomodò» un crocifisso e “rappezzò” la vecchia statua («tutta patita») del santo (6). Gli interventi nella nuova statua però non riuscirono pienamente, poiché si vennero a creare «alcune crepature» nel busto e nella faccia del santo. Nicola Mancusi, nel novembre del 1798, fu così costretto a ritornare a Barcellona, ancora una volta, per eliminare anche questi nuovi difetti (7).

Lo «Statuario» messinese era però abituato a produrre imperfezioni e carenze nelle sue opere: nello stesso anno (1798) due varette da lui consegnate a Palmi erano state giudicate “mal fatte, e non eseguite giusta il suo disegno, ed obligo precedentemente contratto, tanto nella qualità del Legno, quanto nella deficienza della proporzione, intaglio, ed indoratura” (8).

 

 

NOTE

1) «[…] è però da sapersi che avendo fatta lo Statuario la Statua a tenore del disegno che fece il Rev. D. Antonino Vescosi Pittore, quale disegno fu assai approvato dalli Principali del paese […] (Archivio Parrocchiale di San Sebastiano di Barcellona Pozzo di Gotto, 2 Corr A 9 76, c. 141r). 2) Gennaio 1798, «Mi faccio esito di onze otto e tarì quindeci pagati al Statuario D. Nicolò Mancusi a conto delle onze 17 a tenore del convenio per detta Statua di S. Sebastiano, dovendosi pagare le altre onze 8 15 in maggio p.v., dico onze 8 15» (Archivio Parrocchiale di San Sebastiano di Barcellona Pozzo di Gotto, 2 Corr A 9 76, c. 139r). «Mi faccio esito di onze duodeci pagate a D. Nicola Mancusi per il restante della Statua di S. Sebastiano, come per apoca in Notar Dr. D. Mariano Andrea Sottile sotto lì 11 Maggio 1798, dico onze 12» (Archivio Parrocchiale di San Sebastiano di Barcellona Pozzo di Gotto, 2 Corr A 9 76, c. 141r). 3) Gennaio 1798, «Mi faccio esito di tarì venticinque e grana nove spesi per ingrandirsi la Cappella in cui si situò la Statua sudetta» (Archivio Parrocchiale di San Sebastiano di Barcellona Pozzo di Gotto, 2 Corr A 9 76, c. 140v). 4) Gennaio 1798, «Per sudetta Statua si fecero n° sei freccie di argento ed un cerchietto per la testa. Le 6 freccie pesarono oncie sette e trappesi ventinove, dico oncie 7 29. Il Cerchietto pesò oncie due e trappesi otto, dico oncie 2 8» (Archivio Parrocchiale di San Sebastiano di Barcellona Pozzo di Gotto, 2 Corr A 9 76, c. 139r). 5) Gennaio 1798, «Mi faccio esito di onza una, tarì quindeci e grana undeci pagati per fattura di una Cassa in Messina, in cui si situò la Statua per il trasporto» (Archivio Parrocchiale di San Sebastiano di Barcellona Pozzo di Gotto, 2 Corr A 9 76, c. 139r). Gennaio 1798, «Mi faccio esito di onza una e tarì otto pagati per il trasporto di detta Statua da Messina in questa, cioè dalla Bottega del Statuario sino al molo per imbarcarsi tarì 2. Per nolo da Messina in Melazzo tarì 24 e da Melazzo in questa a n° 6 uomini melazzesi tarì 2» (Archivio Parrocchiale di San Sebastiano di Barcellona Pozzo di Gotto, 2 Corr A 9 76, c. 140v). 6) Maggio 1798, «Nota. Sebbene il convenio per la nuova Statua fu per onze 17 è però da sapersi che avendo fatta lo Statuario la Statua a tenore del disegno che fece il Rev. D. Antonino Vescosi Pittore, quale disegno fu assai approvato dalli Principali del paese; fatta poi la Statua, la faccia che guardava al Popolo non risaltava affatto. Che perciò fu d’uopo farsi venire in questa lo Statuario da Messina appostatamente; si fece una nuova testa spirante che guarda al Cielo, come si vede, dovette darsi una nuova incarnatura a tutta la Statua, per essere la faccia di un colore, ed il busto di un altro. Con questa occasione si fece rappezzare la Statua antica, ch’era tutta patita, e si dette l’incarnatura. Si accomodò pur’anche il Crocefisso situato nell’Oratorio di Gesù e Maria; per tutti questi servigi dimorò in questa lo Statuario giorni 22. Si passò per mangia onze 1 10. Per accesso e recesso da Messina tarì 20 ed onza 1 si diede per complimento che tutti sono onze 20 15, prezzo totale della Statua, come per apoca di sopra calendata» (Archivio Parrocchiale di San Sebastiano di Barcellona Pozzo di Gotto, 2 Corr A 9 76, cc. 141r-142v). 7) Novembre 1798. «Mi faccio esito di onza una spesa per far venire seriamente in questa D. Nicolò Mancusi Statuario, per accomodare alcune crepature fatte nel busto e nella faccia della nuova Statua di S. Sebastiano, incluso l’accesso e recesso, ed un picciolo complimento fatto allo stesso, dico onza 1» (Archivio Parrocchiale di San Sebastiano di Barcellona Pozzo di Gotto, 2 Corr A 9 76, c. 146r). 8) «I procuratori dott. Francesco Maria Sinopoli e sig. Giuseppe Pedatella di Palmi il 14 giugno 1798 commissionarono al sig. Nicola Mancusi di Messina “due varette in una per servire alle due Publiche Processioni, nella Festività di Maria SS:ma della Sacra Lettera, l’una per la Statua, e l’altra soprapposta alla prima per la Processione del Reliquiario di Maria SS:ma” conforme al disegno consegnato dall’artista. Il prezzo fu concordato in 69,00 ducati, dei quali 24,00 dati per anticipo, ed il termine per la consegna fu fissato entro il 18 agosto dello stesso anno. Nelle condizioni del contratto c’era l’impegno per l’intagliatore di dovere “a sue spese formare una nuova zoccolatura alla Statua di M(ari)a SS:ma della Sacra Lettera da lui formata nell’Anno p(assat)o”, e questo consente di assegnare all’artista messinese l’esecuzione di quella statua. Il 27 agosto 1798 il Mancusi portò a Palmi le due varette, come dall’impegno del precedente 14 giugno, ma quelle non furono accettate dai procuratori perché riscontrate “mal fatte, e non eseguite giusta il suo disegno, ed obligo precedentemente contratto, tanto nella qualità del Legno, q(ua)nto nella deficienza della proporz(io)ne, intaglio, ed indoratura”. L’artista stipulò un nuovo contratto per la consegna entro il prossimo 20 ottobre di altre due varette “del Legno, e della maniera colla q(ua)le si obbligò precedentem(en)te, si per l’esattez(z)a della proporz(io)ne, dell’intaglio, della qualità del Legno, e dell’indoratura, coll’assistenza e p(rese)nza di M(ast)ro Bruno di Maria Professore d’intaglio, e di Varette”, con l’aggiunta di fare nelle due zoccolature il bassorilievo di legname che era stato dimenticato di includere nel precedente obbligo» (A. Tripodi, Notizie di storia dell’arte nella Calabria Reggina attraverso le fonti documentarie, in “L’alba della piana”, dicembre 2014, p. 6).

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