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Proponiamo una pagina dal libro di Gonzague de Reynold, La Casa Europa, già presentato su questo stesso portale, che ben sintetizza la geografia, la storia, la cultura e la civiltà mediterranee.

“I mari chiusi sono centri di relazioni e di scambi, bacini fecondatori di civiltà. Ora, il Mediterraneo è il prototipo del mare chiuso; il nome stesso lo indica: il mare in mezzo  a terre. È anche il solo a essere assolutamente chiuso, dal momento che questo mare internum comunica con il mare externum, l’Oceano, soltanto attraverso un canale strozzato, aperto in una data geologicamente recente: le Colonne d’Ercole, oggi stretto di Gibilterra.

I caratteri specifici del Mediterraneo sono iscritti sulla carta. La sua forma allungata lo fa penetrare all’interno delle terre fino alla soglia dell’Asia Centrale: il mar Caspio è solo un bacino isolato che non si è potuto collegare all’insieme di fossati e di bacini, un tempo anch’essi chiusi, dei quali Mediterraneo è il nome collettivo. Questo insieme, circondato e ritagliato come un pezzo di puzzle, s’inserisce fra le tre parti del mondo antico – l’Europa, l’Asia e l’Africa – cosa che gli conferisce, immediatamente, un carattere di universalità di cui i due altri mari chiusi, quello dell’Estremo Oriente e quello dell’America Centrale, sono sprovvisti. L’allungamento delle tre penisole, iberica, italica e balcanica, e quello, in senso contrario, dell’istmo anatolico, come pure l’abbondanza di isole – nell’Egeo sono tanto numerose che vi è tanta terra quanta acqua – potevano solo favorire la navigazione interna moltiplicando gli scali e riducendo le distanze. Niente favorirebbe meglio la vita umana che questo clima mediterraneo, straordinario per la sua unità: estati calde, senza o quasi senza piogge, inverno dolce e relativamente piovoso; inoltre mancanza di tempeste, tornado e maremoti conosciuti dagli oceani. Infine, il Mediterraneo, tranne sul bordo libico, è inquadrato da montagne che lo proteggono e con le quali collabora.

È comprensibile che il Mediterraneo abbia esercitato fin dalla preistoria la sua attrazione sui popoli anche più distanti dalla sua riva, un’attrazione che si è fatta sentire fino in Scandinavia e in Irlanda, fino ai nomadi delle steppe, fino al limite delle indie, fino in fondo ai deserti dell’Arabia e dell’Africa. Ne è risultato un movimento e un rinnovamento continui. Mai l’attività umana ha rallentato intorno al Mediterraneo. Per tale motivo è diventato il luogo della storia. La sua forza unitiva ha imposto a tutti i popoli che venivano a stabilirsi sui suoi bordi o sulle sue isole uno stesso modo di vivere, una stessa civiltà e uno stesso tipo di uomo riconoscibile in tutte le differenze, in tutti i contrasti e in tutte le opposizioni. Le due grandi razze, quella dei bianche e quella dei semiti, si sono incontrate e influenzate l’un l’altra intorno al mediterraneo. Tutti gli imperi, eccetto quello della Cina, hanno fatto galleggiare i propri stendardi sul Mediterraneo. Infine proprio nel Mediterraneo si è preparata la scoperta dei Nuovi Mondi: non sono forse i Greci che hanno dimostrato l’esistenza e i mediterranei che li hanno scoperti?”

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Redazione di Europamediterraneo.it

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