Lampi di pensiero di alcuni intellettuali che, pur nella diversità della loro formazione, sensibilità e prospettiva denotano l’essenza spirituale del continente europeo e la sua crisi.

Ecco la silloge:

«Non si può costruire una casa comune europea senza avere un’idea dell’Europa conforme alla sua identità» PAUL MICHAEL LÜTZELER, Identità europea e pluralità delle culture, tr. it. J. Bednarich, Marsilio Venezia 1999, p. 12.

«Domandarsi che cosa sarà l’Europa domani o che cosa sia oggi significa anzitutto domandarsi come l’Europa è diventata ciò che è» HANS-GEORG GADAMER, La responsabilità del pensare. Saggi ermeneutici, a cura di Riccardo Dottori, Vita & Pensiero, Milano 2002, p. 126

«Andare alla scoperta di che cosa sia stata veramente l’Europa non è per noi altro che scoprire ciò che di essa sia irrinunciabile» MARIA ZAMBRANO, L’agonia dell’Europa, presentazione di M. Garcίa-Barò, ed. it. a cura di C. Razza, Marsilio, Venezia 1999, p. 113.

«In un terreno descritto e delimitato dalla geografia, la preistoria ha scavato fondamenta sulle quali la storia ha edificato la nostra dimora europea. Un pianterreno greco, un primo piano romano, un secondo piano barbarico. Ma la dimora è stata portata a termine, è diventata abitabile soltanto quando il cristianesimo ha posto su di essa il suo tetto. […]. La terra europea è fatta di compartimenti. A sua volta, ciascuno di essi è fatto perché un gruppo umano vi s’installi, vi si radichi, e vi si sviluppi la propria cultura: questa predisposizione naturale al federalismo va ricordata. Ma delle cinque parti del mondo l’Europa è la più piccola; nessuno dei suoi popoli vi può vivere nell’isolamento e nella lontananza» GONZAGUE DE REYNOLD, La Casa Europa. Costruzione, unità, dramma e necessità, a cura di Giovanni Cantoni, D’Ettoris Editori, Crotone 2015, p. 44; 46.

«Mai e in nessun luogo i semplici trattati hanno creato una comunità, al massimo essi la esprimono» MAX SCHELER, L’eterno dell’uomo, a cura di Ubaldo Pellegrino, Fratelli Fabbri Editori, Milano 1972, p. 550.

«Si parla senza fine dell’Europa in senso politico, ma si trascura la questione di sapere cosa sia realmente e dove è nata. Noi vogliamo parlare dell’unificazione dell’Europa. Ma l’Europa è qualcosa che si può unificare? Si tratta di un concetto geografico o puramente politico? No! Se vogliamo affrontare la questione della nostra situazione presente, dobbiamo comprendere che l’Europa è un concetto che si basa su fondamenti spirituali e così si capisce che cosa significa la domanda» JAN PATOČKA, Platone e l’Europa, Vita e Pensiero, Milano 1997, p. 208.

«Il restringersi dello sguardo in senso economicistico tanto più incomprensibile in quanto gli esperti sembrano concordare nella diagnosi della causa più profonda della crisi: all’Unione Europea mancano le competenze per la necessaria armonizzazione delle economie nazionali, in drastica deriva nelle loro capacità di concorrenza […]. In proposito, i protagonisti non dovrebbero dimenticare tuttavia gli errori di costruzione – errori fondamentali e rimediabili solo a scadenza piuttosto lunga – di un’unione monetaria senza le necessarie capacità politiche di controllo a livello europeo» JÜRGEN HABERMAS, Questa Europa è in crisi, Laterza, Roma-Bari 2012, p. 35.

«La crisi dell’esistenza europea ha solo due sbocchi: il tramonto dell’Europa, nell’estraniazione rispetto al senso razionale della propria vita, la caduta nell’ostilità allo spirito e nella barbarie, oppure la rinascita dell’Europa dallo spirito della filosofia, attraverso un eroismo della ragione capace di superare definitivamente il naturalismo. Il maggior pericolo dell’Europa è la stanchezza. Combattiamo contro questo pericolo estremo, in quanto «buoni europei», in quella vigorosa disposizione d’animo che non teme nemmeno una lotta destinata a durare in eterno; allora dall’incendio distruttore dell’incredulità, dal fuoco soffocato della disperazione per la missione dell’Occidente, dalla cenere della grande stanchezza, rinascerà la fenice di una nuova interiorità di vita e di una nuova spiritualità, il primo annuncio di un grande e remoto futuro dell’umanità: perché soltanto lo spirito è immortale» EDMUND HUSSERL, La crisi delle scienze europee e la fenomenologia trascendentale, tr. it. Enrico Filippini, Il Saggiatore, Milano 2015, p. 336.

«Un singolo europeo può non credere che la fede cristiana sia vera, e tuttavia tutto ciò che egli dice e fa scaturirà dalla parte della cultura cristiana di cui è erede, e da quella trarrà significato» THOMAS STEARNS ELIOT, Appunti per una definizione della cultura. Appendice: L’unità della cultura europea,in Opere 1939-1962, ed. it. a cura di Roberto Sanesi, Bompiani, Milano, p. 639.

«Una volta perduto il Dio-fondamento, il pensiero laicizzato è spinto ad universalizzarsi, a cercare, in altri termini, quei principi che risultino validi per tutto l’universo, per ogni uomo, per ogni società. Ma, ed ecco un altro aspetto originale della cultura europea, i tentativi di rifondazione non troveranno alcun principio assoluto né alcuna evidenza che risulti incontestabile per tutti. Così, a ogni nuova fondazione segue, quasi immediatamente, una sua radicale contestazione. In un modo o nell’altro, la negazione non cessa di operare nella storia culturale europea. La fede stessa gioca un ruolo critico fondamentale in quanto mina alla base tutti i fondamenti proposti dal pensiero laico e mostra i limiti e le carenze della ragione, dell’umanesimo e della scienza» EDGAR MORIN, Pensare l’Europa, tr. it. Riccardo Bertolazzi, Feltrinelli, Milano 1988, p. 64.

«Non si tagliano le radici dalle quali si è nati» SAN GIOVANNI PAOLO II, Angelus del 20 Giugno 2004, Piazza San Pietro, Città del Vaticano.

«Il declino di una coscienza morale basata su valori inviolabili è ancora il nostro problema e può condurre all’autodistruzione della coscienza europea, che dobbiamo cominciare e considerare […] come un reale pericolo» JOSEPH RATZINGER, Europa. I suoi fondamenti spirituali ieri, oggi e domani, in Marcello Pera – Joseph Ratzinger, Senza radici. Europa, Relativismo, Cristianesimo, Islam, Mondadori, Milano 2004, p. 66.

a cura di Daniele Fazio

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