ImmigrazioneLa gestione dell’immigrazione non è un problema che trova soluzione esclusivamente su di un piano politico (questione già affrontata in un precedente contributo sempre su EM), ma altrettanto importante è la prospettiva culturale, dalla quale poi discende appunto l’azione socio-politica.

È necessario trovare un equilibrio, delle coordinate, fissare dei principi chiari, certamente non ci si può disinteressare di una situazione così grave in quanto vi sono delle precise responsabilità che non possono essere tradite e bisogna, dunque, superare posizioni ideologiche, come anche l’approssimazione di slogan inconcludenti.

I bisogni da contemperare sono, infatti, molteplici e spesso contrastanti: dovere di ospitalità, reciproco rispetto, ordine pubblico, integrazione effettiva delle persone straniere, salvaguardia della propria identità culturale.

Innanzitutto vanno, dunque, riconosciuti alle persone e alle famiglie emigrate i diritti fondamentali. Per altro verso è necessario anche salvaguardare i diritti delle comunità ospitanti, non solo sotto il profilo della sicurezza o della salute, ma anche per quanto riguarda l’integrità e l’identità culturale.

Bisogna inoltre guardare alle società di partenza degli emigrati, che si deve porre attenzione a non svuotare di risorse e di energie, sottraendo loro con l’emigrazione persone che sarebbero utili e necessarie nel Paese di origine.

La soluzione, in ultima analisi, sarebbe quella di porre le basi affinché non sia più necessario emigrare e ogni Paese possa offrire lavoro a sufficienza e condizioni di vita adeguate ai bisogni della comunità.

Certamente si tratterebbe di programmare ed attuare interventi di lungo periodo per la realizzazione e la riuscita dei quali sarebbe necessario l’impegno di molti e condizioni non sempre del tutto controllabili, ma un impegno serio è imprescindibile e deve muoversi almeno in due direzioni.

Innanzitutto, sul piano operativo è necessario governare – regolare – l’immigrazione, nella chiara consapevolezza che non farlo non è bontà ma buonismo e le istituzioni che non lo fanno si caricano di gravissime responsabilità anche morali.

Per altro verso, poi, a fondamento degli interventi di regolazione e gestione dei flussi migratori, è necessario porre solide basi culturali iniziando dalla riaffermazione  della propria identità.

È vero che un fenomeno immigratorio come quello attuale rischia di sgretolare le società di approdo, ma questo può avvenire solo per l’assenza di un’identità chiara.

L’Europa oggi, per affrontare il problema dell’immigrazione – e in particolare di quella islamica portatrice di un’identità forte – ha la necessità di ritrovare se stessa, di superare il relativismo imperante, di riscoprire le proprie radici cristiane, di esaltare nuovamente quei principi fondamentali che ha generato e poi rifiutato.

Primato della persona, solidarietà, sussidiarietà, tutela della vita e della famiglia, libertà di educazione e di religione, sana laicità sono i capisaldi imprescindibili sui quali impostare un dialogo con culture certamente diverse, ma non necessariamente inconciliabili.

Questa è la sfida che questi tempi ci impongono, questa è la sfida che dovremmo avere il coraggio di cogliere.

Luca Basilio Bucca

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