A proposito di immigrazione, poiché i paragoni sono spesso devianti, diciamo subito che tra i fuggitivi in arrivo sulle nostre coste e gli emigranti italiani del periodo storico 1892-1924 c’è una bella differenza.

All’arrivo all’isola di Ellis Island i passeggeri di seconda classe, controllati dalle autorità statunitensi direttamente sulla nave, ricevevano il permesso di sbarcare, mentre gli emigranti, passeggeri di terza classe, venivano trasferiti sull’isola per essere sottoposti a visita medica. Gli idonei venivano accompagnati nella sala di registrazione, quelli che non superavano la visita medica venivano posti in quarantena in un ospedale del luogo in attesa di ottenere il visto di ingresso negli Stati Uniti.

Zoppi, gobbi, menomati, donne e uomini con malattie agli occhi o alla pelle o con leggeri difetti fisici erano costretti a tornare in patria. Le donne sole, anche se fidanzate, non potevano essere ammesse e dovevano celebrare il matrimonio ad Ellis Island. I minorenni non accompagnati dovevano trovare garanti e gli orfani, se non adottati, venivano respinti immediatamente.

I migranti mediterranei salvati in mare aperto dalle navi del progetto Frontex Triton e dalla flotta di unità navali gestita da numerose organizzazioni non governative, sbarcano nei nostri porti senza identità, certificazione medica, atto richiamo, affidavit e quant’altro veniva invece richiesto agli emigranti italiani prima di entrare negli Stati Uniti d’America.

Non si capisce bene perché si cerchi a livello mediatico di diffondere con mirata ostinazione un messaggio buonista falsando la storia.

(Michele Giardina, Mal di mare. Traffici di vite umane e complicità occulte, Armando Siciliano Editore, Messina – Civitanova Marche 2017, pp. 26-27)

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