640px-1950_don_luigi_sturzoSturzo, per la sua parte, lasciando quasi riemergere il suo antico spirito meridionalista, raccomanda che nel momento in cui dovesse essere scelta una città da mettere a capitale dell’Europa si ponesse attenzione, in particolar modo, alla posizione geografica e, in tale valutazione, non si trascurasse l’importanza del Meditterraneo, indiscutibile «epicentro europeo». Basta dare uno sguardo alla storia per comprendere, a suo parere, che «questo mare è stato sempre decisivo nelle vicende umane, anche quando, dopo la scoperta dell’America, sembrò che per secoli avesse perduto il suo antico ruolo». Nessuno avrebbe pensato che nel 1939 «la guerra scatenata da Hitler sarebbe stata risolta nel Mediterraneo».

Egli ricorda, fra l’altro, che guerre e paci, sviluppo di civiltà e creazione di ricchezze, si concentrano nel Mediterraneo: «noi sudeuropei ne siamo testimoni, attivi e passivi, partecipi e anche vittime secondo le grandi e piccole vicende storiche». Sicché avvicinare il Mediterraneo significa comprenderlo «amarlo, conquistarlo non al potere ma alla civiltà».

Le considerazioni di Sturzo, pienamente legittime trent’anni or sono, tornano oggi quanto mai attuali se si pensa che l’integrazione europea, con l’allargamento della Comunità al Portogallo, alla Spagna, alla Grecia, ha cominciato ad assumere una marcata fisionomia mediterranea. Oggi più che allora il mondo arabo è vicino all’Europa, e svolge un ruolo economico di primo piano. E la nuova Europa, che ne è e ne sarà ulteriormente condizionata, non può ignorare i paesi del versante africano.

Un’Europa federata, forte sia in campo industriale sia in campo agricolo e proiettata nel Mediterraneo, avrebbe nell’Africa un’ottima interlocutrice commerciale; e l’Africa a sua volta potrebbe essere favorita in assistenza tecnica. Il dialogo tra le due rive è indispensabile. Un tempo era solo il Continente nero ad avere bisogno dell’Europa, oggi il discorso è diverso. E se il Vecchio Continente non tende la mano in segno di amicizia e non stabilisce rapporti di reciproco aiuto rischia di bloccare il suo progresso industriale e, peggio, di retrocedere in situazioni che sembravano del tutto superate.

Nel pensiero sturziano è anche insito con caratteristiche ben delineate il concetto di Euroafrica, ossia di una possibile confederazione, o quanto meno di una più intensa e amichevole collaborazione tra la Comunità Europea e i paese africani bagnati dal Mediterraneo. Un tale incremento di rapporti in senso economico e politico segnerebbe – cosa che non poteva essere sottovalutata dal meridionalista cattolico – il preludio di una nuova impostazione e di una concreta soluzione dei problemi del Mezzogiorno d’Italia, la cui prosperità o il semplice superamento della secolare crisi economica sarebbe di gran vantaggio all’intera Europa.

(Guccione Eugenio, Municipalismo e federalismo in Luigi Sturzo, Società Editrice Internazionale, Torino 1994, pp.80-81)

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