Nell’area MENA (paesi del Medio Oriente e Nord Africa) ad oggi sono stati registrati circa sei milioni di casi di infezioni da Covid-19. Avevamo già riferito dei primi effetti della pandemia sull’economia dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo ed oggi aggiorniamo il quadro rilevando come la fragilità sanitaria ed economica di molti stati sia stata determinante nell’aggravare le conseguenze della diffusione del virus.

Immediata conseguenza a livello economico è stata la caduta verticale del prezzo del petrolio, impattando in modo devastante in quell’area che fa della propria economia principale la produzione di idrocarburi. Secondo alcuni analisti, l’economia dell’area per il 2020 si è contratta oltre le previsioni fatte in aprile.  Sebbene una ripresa sembri essere auspicabile per il 2021, si prevede un ritorno ai livelli precedenti alla crisi solo nel 2023, in una situazione in cui comunque qualsiasi affermazione ottimistica appare un azzardo, considerando il continuo e mutevole altalenarsi dei contagi a livello globale e considerando che la pandemia aggrava spesso i vari contesti che già erano caratterizzati da forti diseguaglianze economiche, da crisi economico-finanziarie e da proteste sociali.

Secondo l’Ocse, nell’area MENA la perdita potrebbe essere complessivamente quantificata in 42 miliardi di dollari di Pil nel 2020.

Subito dopo il crollo del prezzo del greggio l’impatto della pandemia ha procurato una grande riduzione del volume degli scambi commerciali, con la conseguente chiusura di molte attività economiche anche in settori strategici come l’attività estrattiva e l’industria chimica, il settore meccanico e dell’elettronica.

Un altro settore trainante, quello del turismo, è stato completamente paralizzato, con una riduzione degli arrivi internazionali in Nord Africa del 76,3% per il 2020 con conseguenze a cascata nei settori connessi al turismo come ad esempio quello dell’aviazione civile.

Infine un dato rilevante è stato quello della diminuzione di investimenti esteri nell’area, fattore che rischia, sommandosi agli altri, di acuire il malcontento nelle popolazioni e generare movimenti di protesta.

L’unico paese che sembra aver retto alla pandemia tanto da mantenere un Pil in attivo è stato l’Egitto (+ 3,5%) che potrà anche beneficiare in un intervento del Fondo Monetario Internazionale (FMI) che ha approvato l’esborso di 1,6 miliardi di dollari. Con una durata di 12 mesi, l’intervento economico mira a sostenere il programma di riforme economiche del governo egiziano durante la crisi del covid-19.

“Le autorità egiziane hanno gestito bene la pandemia e le relative interruzioni dell’attività economica. Le misure proattive adottate per soddisfare le esigenze sanitarie e sociali e per sostenere i settori più direttamente colpiti dalla crisi hanno contribuito a mitigare l’impatto economico e umano”, ha affermato Antoinette Sayeh, vicedirettore generale dell’FMI.

“Il programma di riforme strutturali del governo è abbastanza ambizioso. È essenziale continuarlo per promuovere una crescita più forte, più verde e più inclusiva, guidata dal settore privato“, ha aggiunto.

Con questo nuovo esborso, l’Egitto avrà ricevuto un totale di 3,6 miliardi di dollari nell’ambito dell’accordo di standby che ne prevede in totale 5,2 miliardi. Secondo le proiezioni del FMI, quest’anno l’Egitto sarà tra i pochi paesi con un tasso di crescita positivo.

 

Fonti: ISPI, Ocse, UNWTO, Ecomnews Med

A cura di Antonino Teramo

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