A Rodì Milici, in provincia di Messina, tornano “I Misi i ll’annu”. Si tratta di una recita carnascialesca propria della cultura e della storia del comune collinare, che è stata inserita negli elenchi dei carnevali storici di Sicilia nel 2006 dall’Assessorato ai Beni Culturali regionale. Nelle piazze di Rodì, domenica 23 febbraio, faranno ingresso dodici cavalieri – i mesi dell’anno – che vanteranno i loro diritti sul Re, pretendendo la sua corona. Ogni mese, cavalcando un asino – come vuole l’antica rappresentazione – enumererà le proprie ragioni, facendo leva sulle proprie particolarità per ottenere la corona. A sedare il dissidio sarà il poeta che fungerà da mediatore e riporterà la pace. Il viandante, infine, una sorta di borghese e unico che non monta sull’asino, quale probabile “io narrante” di tutta la vicenda ricostruirà i vari passaggi producendosi in un appello all’ubbidienza al Re.

La storia della recita è legata al nome di Giuseppe Trifilò, detto “u Pueta”, che l’ha importata dal catanese sul finire del secolo XIX adattandola al contesto paesano. Successivamente, appassionati organizzatori ed attori di questa rappresentazione agro-pastorale sono stati Domenico Coppolino e Vincenzo Calcagno.
Oltre agli elementi che emergono da un’analisi letterale del testo, ossia la ciclicità del tempo che regola le varie ricchezze che provengono dalla terra e dal lavoro umano, il testo si può aprire – a partire dal tempo storico in cui fu elaborato – ad alcune letture allegoriche.

L’Italia è, infatti, sul finire dell’Ottocento, una giovane monarchia, unita sotto i re sabaudi. In tale senso, le varie tensioni all’interno dei contesti meridionali ed insulari vogliono essere mediate dal ruolo della cultura-poesia che ingentilisce gli animi e riconnette i governati al governante. Non è da sottovalutare, in tale contesto, il ruolo della borghesia – nuova classe emergente dell’Italia unita – che cerca di assumere un ruolo guida approfittando del dissidio tra vecchia aristocrazia borbonica e nuova monarchia.

Ancora ulteriormente, si può ipotizzare una lettura filosofica della rappresentazione. La rivoluzione, messa in atto dai cavalieri contro il Re, è destabilizzatrice di un ordine più profondo ed è diretta alla ricerca di uno stato di cose in cui una parte vuole emergere, distruggendo la connessione armonica e gerarchica col tutto. L’uomo vuole ri-crearsi secondo una propria legge che soppianta la legge naturale che lo trascende. Solo una difesa culturale della legittimità dell’ordine metafisico del mondo, allora, potrà condurre anche ad un riconoscimento del ruolo dell’autorità, che è anche rappresentazione terrena di Dio. L’autorità, in questo senso, etimologicamente serve ad aiutare tutti a realizzare il proprio fine nell’ottica del bene comune.

Il momento ricreativo del carnevale con “I Misi i ll’annu” può diventare anche un’occasione per scoprire nuovamente le radici storico-culturali di un piccolo centro che può comunque vantare una storia millenaria e offrire non solo una rappresentazione carnascialesca, ma anche una occasione per riflettere sulla condizione dell’esistenza umana che si dibatte nella storia, tra ordine e rivoluzione.

Daniele Fazio

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