In un memorabile discorso rivolto agli studenti dell’Università di Lovanio nel 1985, Giovanni Paolo II, nel ribadire l’intrinseco e ineludibile legame tra fede e cultura, rimarcava contro ogni approccio di tipo riduzionista, che quest’ultima «[…] non riguarda solo gli uomini di scienza, così come non deve rinchiudersi nei musei», aggiungendo che essa costituisce «la dimora abituale dell’uomo, ciò che caratterizza tutto il suo comportamento e il suo modo di vivere, persino di abitare e di vestirsi, ciò ch’egli trova bello, il suo modo di concepire la vita e la morte, l’amore, la famiglia e l’impegno, la natura, la sua stessa esistenza, la vita associata degli uomini, nonché Dio». Questa prospettiva si rivela illuminante allorché si esaminano la figura e l’azione evangelizzatrice di frate Gabriele Allegra, peraltro noto come il “san Gerolamo della Cina”.

Nato a San Giovanni la Punta, piccolo centro etneo del comprensorio di Catania, il 26 dicembre 1907, e battezzato con il nome di Giovanni Stefano, frate Gabriele Allegra fu primo di otto figli di una famiglia di contadini saldamente radicata nella fede cristiana. Attratto fin da bambino dalla vita religiosa, frequentando con grande profitto il collegio annesso al convento francescano di San Biagio ad Acireale, maturò la sua vocazione: dopo il noviziato e un periodo di discernimento spirituale, vestì, il 13 ottobre 1923, presso il convento di San Vito a Bronte, il saio francescano, assumendo il nome di Gabriele Maria. Un momento decisivo nella sua maturazione vocazionale fu poi costituito dal transito in Sicilia di una reliquia di San Francesco Saverio, che il giovane postulante andò a onorare. In questa occasione, percepì la sua chiamata missionaria, che perfezionò più distintamente dopo la professione religiosa, avvenuta il 19 ottobre 1924. Trasferitosi a Roma, seguì un lungo cammino di formazione che lo porterà all’ordinazione sacerdotale, il 20 luglio 1930. In questi stessi anni approfondì con costanza e straordinario impegno i suoi studi, indirizzati all’attività missionaria che avrebbe voluto svolgere, come poi sarà, in estremo oriente. In particolare, ispirato dalla figura del frate francescano Giovanni da Montecorvino (1247-1328), primo vescovo di Pechino, del quale nel 1928 fu celebrato il VI centenario della morte, si sentì chiamato ad assolvere il compito di tradurre la Bibbia in cinese.

Dopo una lunga e accurata preparazione, finalmente, frate Gabriele Allegra giunse in Cina, nel luglio del 1931, e qui avviò subito un intenso programma di lavoro che lo vedeva impegnato nello studio della lingua e della cultura cinese, unitamente a quello del greco e dell’ebraico, proprio per affrontare l’immane impresa della traduzione biblica. Al contempo egli si dedicò al ministero sacerdotale, fra l’altro predicando quasi subito in lingua cinese e guidando, a un anno dal suo arrivo, il seminario minore di Hengyang, nella provincia dell’Hunan. Dopo avere acquisito le conoscenze e gli strumenti necessari, padre Allegra, l’11 aprile del 1935, iniziò la traduzione. Il lavoro fu portato a termine il 21 novembre 1944, e pubblicato per singole parti negli anni successivi. Si tratta di un’opera imponente, per la quale non si risparmiò mai, profondendovi ogni sua energia e passando tutto al vaglio di un’accurata revisione critica.

Negli stessi anni in cui traduceva la Bibbia, padre Allegra condusse un’intensa attività di evangelizzazione, di assistenza verso i bisognosi (soprattutto i lebbrosi) e di confronto ecumenico con i rappresentanti delle altre confessioni cristiane presenti in Cina. Le travagliate vicende politiche che coinvolsero la Cina, con la guerra civile, l’invasione giapponese e poi l’affermazione militare del totalitarismo comunista, costrinsero padre Allegra a spostarsi in varie città, e infine a risiedere a Hong Kong, allora colonia inglese. Nel 1956, dopo averne discusso con vari studiosi, tra i quali va ricordato don Luigi Sturzo, elaborò il primo progetto per la fondazione di uno Studio sociologico, che vide la luce qualche anno dopo ed ebbe sede a Singapore e a Hong Kong. Occorreva, infatti, contestualizzare i principi della Dottrina sociale della Chiesa – soprattutto quella espressa nelle cosiddette Encicliche sociali – nella mentalità e nella cultura cinese.

Negli anni del dopoguerra, furono pubblicati tra molte difficoltà economiche i libri che compongono la Bibbia, poi raccolti in volume e messi in commercio in varie tipologie di edizione. Molto importante fu quella popolare, una cui copia fu consegnata personalmente dal traduttore a papa Giovanni XXIII.

Negli anni Sessanta, padre Allegra seguì con viva partecipazione i lavori del Concilio Vaticano II, cogliendone lo spirito missionario e la sensibilità ecumenica. Al tempo stesso, ne difese le finalità autentiche, contro le false interpretazioni che ambivano a delineare una nuova esegesi o una nuova dottrina. La sua ultima impresa editoriale fu il Dizionario biblico, redatto insieme a una equipe di collaboratori e pubblicato nel 1975. Con il progredire dei suoi lavori, ricevette importanti riconoscimenti, tra i quali ricordiamo una laurea honoris causa in Sacra Teologia nel 1958 e la nomina a membro della Società Internazionale di Studi Francescani nel 1963. Del resto, ci ha lasciato una grande mole di scritti, taluni dei quali esulano da un contesto strettamente esegetico o spirituale. Ad esempio, spinto dal suo amore per la Cina e l’Oriente si occupò anche di letteratura cinese; per altro verso fu un acuto interprete di Dante, la cui opera egli divulgò in Cina.

Nonostante l’imponente mole di impegni che si era sobbarcato, padre Allegra trovò sempre il tempo per stare accanto agli ultimi. In particolare, fu presente nel lebbrosario di Coloane, nel possedimento portoghese di Macau, peraltro diretto da un suo concittadino, il padre salesiano Gaetano Nicosia, nel quale festeggiò il suo ultimo Natale, quello del 1975. In quello stesso anno aveva portato a termine la stesura della sua biografia, compito impostogli dai superiori del suo Ordine. Fortemente afflitto nel fisico da vari malanni, vide peggiorare le sue condizioni di salute tra la fine del 1975 e gli inizi dell’anno successivo. La morte sopraggiunse il 26 gennaio 1976. In fama di santità, fu dichiarato venerabile e il suo corpo venne trasferito in Italia nel 1986 e tumulato presso il convento francescano di San Biagio ad Acireale. Il 15 dicembre 1994 furono acclarate le sue virtù eroiche e il 29 settembre del 2012 venne dichiarato beato con una cerimonia presso la cattedrale di Acireale, presieduta dal cardinale Angelo Amato, delegato da papa Benedetto XVI.

Scorrendo le pagine della biografia di padre Allegra ed esaminandone l’azione missionaria, si sente riecheggiare l’esortazione di papa san Paolo VI: «occorre evangelizzare — non in maniera decorativa, a somiglianza di vernice superficiale, ma in modo vitale, in profondità e fino alle radici — la cultura e le culture dell’uomo […] partendo sempre dalla persona e tornando sempre ai rapporti delle persone tra loro e con Dio». E insieme a essa il monito di papa Giovanni Paolo II: «[…] la nuova evangelizzazione non consiste in un “nuovo Vangelo”, che nascerebbe sempre da noi stessi, dalla nostra cultura o dalla nostra analisi delle necessità dell’uomo. Perché questo non sarebbe “Vangelo”, ma pura invenzione umana e non vi sarebbe in esso salvezza. Non consiste neppure nel togliere dal Vangelo tutto quanto sembra difficilmente assimilabile. Non è la cultura la misura del Vangelo, ma è Gesù Cristo la misura di ogni cultura e di ogni opera umana. No, la nuova evangelizzazione non nasce dal desiderio di “piacere agli uomini”, o di “guadagnare il loro favore”, ma dalla responsabilità del dono che Dio ci ha fatto in Cristo, per cui abbiamo accesso alla verità su Dio e sull’uomo, e alla possibilità della vita vera».

Ferdinando Raffaele

Per approfondire vanno segnalati, oltre alla traduzione cinese della Bibbia (per chi ne ha competenza linguistica), edita a Hong Kong nel 1968, e l’autobiografia intitolata Le memorie di fra’ Gabriele M. Allegra O.F.M., il san Girolamo della Cina, a cura di Stephane Oppes, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2005. Si aggiungano, poi, i profili biografici di Mario Taroni, Beato Gabriele Allegra. Apostolo della parola di Dio in Cina, Velar, Gorle 2016, e di Vittorio De Marco, Il beato p. Gabriele M. Allegra: dall’Italia alla Cina (1907-1976), Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2014; mentre l’opera e il pensiero sono stati esaminati nel convegno di studi organizzato dall’Ordo Fratrum Minorum provincia Siciliae “Sanctissimi nominis Jesu” e dallo Studio teologico S. Paolo (Acireale, 29-30 novembre 2007), Frate Gabriele Maria Allegra tra Cina e Sicilia, Bibbia e spiritualità, i cui atti sono stati editi a cura di Salvatore Consoli e Carmelo Finocchiaro, Studio teologico S. Paolo, Catania 2008; ricordiamo infine gli scritti su Dante Alighieri, che sono stati pubblicati nel volume Scintille dantesche: antologia dai diari, a cura di Anna Maria Chiavacci Leonardi e Francesco Santi, EDB, Bologna 2011.

Di Ferdinando Raffaele

Docente di Materie letterarie presso gli Istituti superiori, dottore di ricerca in Scienze letterarie e linguistiche e in Scienze politiche, storiche e filosofico-simboliche, abilitato alle funzioni di professore ordinario per il settore concorsuale 10E/1 (Filologie e letterature mediolatina e romanze), per il quale è attualmente professore a contratto presso l’Università Kore di Enna.

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