Eric Voegelin mentre fa lezione in un'aula universitariaRicorrono quest’anno i trent’anni dalla morte di Eric Voegelin. Filosofo, politologo e storico, si formò in Austria alla scuola di Hans Kelsen, pur essendo nato nel 1901 a Colonia. Fu costretto a causa dei suoi scritti sulla nozione di razzismo e lo stato a fuggire nel 1938 negli Stati Uniti, dopo l’annessione dell’Austria da parte della Germania (Anschluss), viendo di fatto tra il Vecchio e il Nuovo Continente.

Grande studioso della tradizione culturale europea si impegna particolarmente nella meditazione delle sue fonti principali, ancora capaci di essere d’ispirazione per l’assetto antropologico e sociale dell’età contemporanea: la filosofia classica e la rivelazione cristiana.

Davanti alle immani distruzioni operate dai totalitarismi, si è sforzato di comprendere come si sia potuti giungere al nazionalsocialismo e al comunismo. A tal proposito, viene subito individuato un ben preciso processo in cui si è chiaramente consumato l’allontanamento da un orizzonte trascendente e si è tentato, in odio alla realtà creata, di ri-creare un mondo nuovo, costruito a misura di ideologie, una sorta di “paradiso terreste”, in cui la prima condizione della realizzazione sarebbe stata la cacciata di Dio.

Il segno caratteristico del processo storico e filosofico della modernità – muovendosi in contrapposizione alla filosofia classica di Platone ed Aristotele e in contrapposizione alla teologia patristica e tomista – è presentato da Voegelin nella versione dello gnosticismo speculativo.

Le correnti gnostiche sono nate all’interno del cristianesimo antico, quali eresie, postulando una netta contrapposizione tra il materiale – venuto fuori da un dio cattivo – e lo spirituale, ragion per cui si proponeva una fuga dal mondo, in una realtà altra, attraverso conoscenze salvifiche e pratiche ben precise in osservanza di ricette comunicate all’interno di una comunità degli iniziati. Se tali si muovevano in un ottica teologica e comunque costituivano fenomeno elitario, il passaggio di una tale ottica nella modernità – avvenuta in termini filosofici ed immanenti – costituirà il sostrato ideologico delle ricette di positivismo, marxismo, nazismo, comunismo, psicanalisi, progressismo e fascismo.

Le ideologie moderne, infatti, puntano tutte alla costruzione di un mondo nuovo, artefice del quale deve essere l’uomo nuovo – il superuomo – che porterà una salvezza definitiva intramondana. Verranno, perciò, tempi in cui non avremo più bisogno di leggi ed istituzioni, di regolamenti ed organizzazioni. Visioni utopistiche certamente, ma che hanno costituito l’humus di sviluppo e l’alimento misticheggiante di sostegno dei totalitarismi del Novecento, che nella loro aspirazione messianica hanno prodotto morte e distruzione. La violenza, infatti, è parte essenziale di questo aspirazione fortemente rivoluzionaria, che vede il principale nemico nelle religione rivelante in quanto proponenti un Dio creatore, ritenuto proprio la causa dell’alienazione dell’uomo. L’uomo ora si salva da se stesso attraverso la ragione con l’Illuminismo, attraverso la Scienza con il positivmo, con la rivoluzione proletaria con il marxismo, con il mito della razza ariana con il nazionalsocialismo etc…

Voegelin non si è, però, semplicemente preoccupato di produrre una profonda diagnosi dei problemi europei ed occidentali, ma attingendo alla filosofia classica e alla rivelazione cristiana ha proposto un tentativo di restaurazione della scienza politica, che non significa una mera riproposizione della tradizione negata, ma un’attenzione ed un continuo riferimento all’insegnamento di tali fonti, rispetto a ciò che di “eterno” ci hanno consegnato. La ricostruzione, infatti, non può che ripartire dall’uomo e dalla sua anima. Riprendendo una tradizione platonica, ma – mutatis mutandis – anche cristiana, Voegelin ci invita a riscoprire il centro dell’esistenza umana, che è costituito dall’anima, grazie alla quale l’uomo può aprirsi alla realtà e alla trascendenza. Dall’ordine dell’anima deriva da un lato il riconoscimento dell’ordine dell’essere, di cui l’uomo stesso è partecipe e dall’altro la possibilità della costruzione di una società, realmente rispettosa delle necessita degli uomini. Per Voegelin, è chiaro che «un vero ordine politico non può che fondarsi sull’ordine dell’anima, dove il primato spetta all’anima e non al politico».

La sua opera principale è Ordine e Storia (1956 – 1987), suddivisa in sei volumi. Altri importanti scritti sono: La nuova scienza della politica (1952), Anamnesis. Teoria della storia e della politica(1966) e una poderosa storia delle idee politiche, in otto volumi. Tuttavia, la sua produzione è monumentale e spesso il suo linguaggio molto erudito per via dell’utilizzo di neologismi o di termini provenienti direttamente dalla filosofia greca e anche dalle antiche civiltà.

Il suo impegno intellettuale è, tuttavia, prezioso ai nostri giorni in cui nuovi orizzonti ideologici cercano di imporre una pressante dittatura, sia come aiuto nella diagnosi che come risposta ad essi a partire da una “reazione interiore” in quanto come egli stesso scriveva: «nessuno è obbligato a partecipare della crisi spirituale di una società; al contrario, ognuno ha il dovere di evitare questa follia e di vivere nell’ordine la propria vita».

Daniele Fazio

Di Daniele Fazio

Dottore di ricerca in Metodologie della Filosofia, cultore della materia presso la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Ateneo messinese con cui regolarmente collabora dal 2009. È stato borsista del Centro Universitario Cattolico ed è risultato vincitore del premio per un saggio di filosofia morale (2014), bandito dalla Società Italiana di Filosofia Morale. È docente di Filosofia e Storia nei Licei e corrispondente per la zona tirrenica della provincia di Messina della Gazzetta del Sud.

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