Ben m’accors’io ch’elli era d’alte lode,
però ch’a me venìa «Resurgi» e «Vinci»
come a colui che non intende e ode.

(Paradiso, c. XIV, vv. 124-126)

Non è un caso che i giorni in cui si svolge il viaggio descritto da Dante nella Divina Commedia siano, volutamente, quelli che hanno al loro centro la Settimana Santa, ossia quelli in cui il cristiano celebra e rivive l’evento della salvezza: la passione, morte e resurrezione di Cristo. Da questo punto di vista, la Divina Commedia può essere letta, in ottica tipicamente cristiana, come quel passaggio dalla morte alla vita, che è proprio la Pasqua.

La vittoria di Cristo sul peccato e la morte è la forza per ogni uomo per abbandonare le tenebre e scegliere la vita, per combattere il peccato e vivere nella grazia. Il cammino nell’aldilà può tranquillamente essere letto come un’allegoria proprio del senso pasquale dell’esistenza cristiana. Altrettanto significativo è che esso venga datato in un anno, il 1300, in cui per la prima volta fu indetto da Papa Bonifacio VIII il Giubileo, ossia un periodo di rigenerazione spirituale e sociale. Dante sentiva forte in sé una tale attesa attingendo alla misericordia e alla grazia elargita tramite la Chiesa con il Giubileo.

Eco di questo giubilo “pasquale” è anche la terzina suddetta. Dante si trova, accompagnato da Beatrice, nel Quinto Cielo di Marte, in cui contempla una imponente Croce in cui guizzano, come i corpuscoli della luce, gli Spiriti combattenti. L’avo di Dante, Cacciaguida, svelerà i nomi di alcuni di loro nel canto XVIII. Cacciaguida stesso sarà uno di questi in quanto morto durante la seconda crociata. Dante, immerso in tale bellezza, riferisce che non solo i suoi occhi gioiscono a tal visione, ma ad un certo punto il suo udito s’incanta a sentire un’armonia indescrivibile.

I beati intonano un canto che sembra scaturire da un’arpa o da uno strumento a corde sublime. Il pellegrino, rapito, comprende che si tratta di un inno di lode che i beati elevano a Dio. Non capisce altre parole, se non quelle che servono proprio a lui, quelle che servono all’uomo di ogni tempo, perché vinca angoscia e disperazione, perché vinca lo “smarrimento della retta vita”. Le parole che il Sommo Poeta ode sono: «Risorgi» e «Vinci».

Sono un programma di vita se inserite proprio nel contesto pasquale. Sono la promessa e l’apice del cammino spirituale, segnano il fine dell’uomo: la piena realizzazione che è la salvezza. La resurrezione è la caratteristica della fede cristiana. Un tale canto, però, proviene dalla Croce e da parte di quegli spiriti, i combattenti, ossia da coloro che hanno lottato per la fede mettendo a repentaglio la loro vita e hanno così vinto perché hanno guadagnato la vita eterna. Dai loro sforzi è mutata anche la realtà sociale. Dunque, la resurrezione è da intendere anche come un rinnovamento sociale, come una vittoria sulle strutture di peccato che riguardano le dinamiche sociali, politiche, economiche e a volte anche ecclesiali.

Non si tratta primariamente, però, di una lotta contro qualcuno, ma di un combattimento interiore che poi predispone anche ad altre lotte. È capace di “altri” combattimenti solo chi ha messo in conto che il primo combattimento da svolgere è contro il proprio peccato e la propria ombra di morte. Solo così considererà che perdere la propria vita per l’altissimo ideale in realtà non sarà una perdita, ma un immenso guadagno.

Con la grazia scaturita dalla croce e nella linea della croce stessa allora giunge la vittoria sul male: risurrezione e vittoria, così come croce e gloria, sono intimamente legati. Dante comunica, in definitiva, che la vita dell’uomo non può realizzarsi se non come un canto per risorgere e vincere.

Daniele Fazio

Di Daniele Fazio

Dottore di ricerca in Metodologie della Filosofia, cultore della materia presso la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Ateneo messinese con cui regolarmente collabora dal 2009. È stato borsista del Centro Universitario Cattolico ed è risultato vincitore del premio per un saggio di filosofia morale (2014), bandito dalla Società Italiana di Filosofia Morale. È docente di Filosofia e Storia nei Licei e corrispondente per la zona tirrenica della provincia di Messina della Gazzetta del Sud.

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