Non ho parlato sì, che tu non posse
ben veder ch’el fu re, che chiese senno
acciò che re sufficiente fosse;
Paradiso, c. XIII, vv. 94-96

In questo tratto del Paradiso – Quarto Cielo del Sole – ancora guida di Dante è il principe dei teologi, san Tommaso d’Aquino. Egli ha snodato l’elogio di San Francesco, il fondatore dell’ordine dei frati minori. Ma con Dante affronta anche tutta una serie di questioni teologiche con i tecnicismi della Scolastica.

In queste terzine, egli chiarisce a Dante chi è colui che fu, tra gli uomini, il più sapiente. E mentre spiega questo conferma altresì che l’intuizione del poeta circa la questione, che lo conduceva a rispondere essere Adamo e Cristo non è assolutamente errata. Tuttavia, precisa Tommaso, che in questo caso egli parla di una saggezza relativa al mondo terreno e nella fattispecie che serve a governare, quindi a rendere giusto chi la pratica, riuscendo a discernere il bene dal male.

La questione, dunque, riguarda la politica e chi è chiamato a guidare i popoli e come questi devono essere guidati, nell’ordine temporale, a raggiungere la felicità terrena. Ricompresa, dunque, in questi termini la questione, il più saggio che sorse tra gli uomini, e tra i politici, è il Re giudaico Salomone. Approssimandosi, infatti, il suo regno egli chiese in sogno a Dio stesso la sapienza per governare.

Non chiese la scienza per conoscere astri, numeri, né tantomeno la conoscenza metafisica per conoscere la sostanza del cielo e delle anime o il numero degli angeli. Ma chiese a Dio la saggezza pratica per poter esercitare con giustizia il proprio ruolo e ciò gli fu accordato. Così infatti narra la Sacra Scrittura: «Ti prego. Dammi la saggezza necessaria per amministrare la giustizia tra il popolo e per distinguere il bene dal male»(1 Re 3,9).

Per Dante, non si tratta semplicemente di elogiare la figura di Salomone, ma di farlo divenire il modello di ogni re e imperatore che non si deve sostituire al filosofo moralista, né tanto meno deve imitare l’intellettuale o sostituirsi al chierico, ma deve esercitare la propria ragione naturale – e questa basta – per governare con giustizia e rettitudine.

L’universo di Dante presenta tre ordini, tra loro radicalmente separati; essi stanno assieme solo in quanto discendono da Dio. Le ingerenze non sono dal sommo poeta tollerate. Dunque, Salomone è il più sapiente tra gli uomini perché chiede a Dio proprio ciò che ad un governante serve per poter guidare il proprio popolo, ossia la saggezza naturale, che per Dante sarà bene esplicitata del resto nella filosofia aristotelica ed in particolare nella dottrina etica dello Stagirita.

Ispirato dalla morale naturale e senza volersi sostituire al filosofo o all’uomo di scienza – così come non si deve sostituire al Papa, ossia all’ordine spirituale – ogni politico troverà la via per poter ben governare. Salomone diventa così l’emblema del buon politico.

Dante così ci insegna che per essere buoni politici non è necessario essere intellettuali, né tanto meno filosofi, ma occorre formarsi alla luce di quella morale naturale che permette di individuare pienamente cosa è giusto e cosa non lo è. La scienza e la politica, allora, devono stare su piani diversi. L’esperto non deve così sostituirsi al politico e il politico non deve scimmiottare l’esperto. Ognuno nel proprio ambito deve assolvere al proprio compito.

Quanta attualità in queste intuizioni dantesche se pensiamo a come la politica, tout court, oggi viene spesso surclassata o dominata dai tecnocrati!

Daniele Fazio

Di Daniele Fazio

Dottore di ricerca in Metodologie della Filosofia, cultore della materia presso la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Ateneo messinese con cui regolarmente collabora dal 2009. È stato borsista del Centro Universitario Cattolico ed è risultato vincitore del premio per un saggio di filosofia morale (2014), bandito dalla Società Italiana di Filosofia Morale. È docente di Filosofia e Storia nei Licei e corrispondente per la zona tirrenica della provincia di Messina della Gazzetta del Sud.

Un pensiero su “Dante: la scienza e la buona politica”
  1. Complimenti vivissimi caro collega !!!le letture sono pertinenti e la cosa più importante non manca il riferimento
    al presente non solo per l’attinemza ale tematiche che ti sono care è molto vicini ai tuoi interessi culturali Un fraterno abbraccio di luce

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