Indi rimaser lì nel mio cospetto,
‘Regina coeli’ cantando sì dolce,
che mai da me non si partì ‘l diletto
Paradiso, c. XXIII, vv. 127-129

Beatrice, la guida di Dante, nell’ottavo Cielo è in trepidante attesa. Ad un tratto sfavillano miliardi di luci. Qui appare Cristo che si esprime nel suo trionfo. Dante è estasiato, dalla contemplazione della fulgida bellezza di Beatrice viene invitato a volgere il suo sguardo alla Luce trionfante. Dapprima accecato, inizia man mano a contemplare. Tra le varie luci, una è la più bella: è Maria la Madre di Gesù.

Maria, più volte evocata ed invocata nella Divina Commedia, fa qui la sua prima apparizione alla sequela del Figlio. Infatti, dopo il trionfo di Cristo, seguirà il trionfo della Madre. Comunque, sin dalle prime battute del poema sacro Maria è ben presente. Nell’Inferno si scopre che è proprio Lei – come una grazia veniente – che manda santa Lucia da Beatrice per ordinare a Virgilio di accompagnare Dante nella prima fase del suo pellegrinaggio ultraterreno.

Nel Purgatorio, Maria viene esaltata in diversi momenti per l’esempio di umiltà, di carità, di mansuetudine, di sollecitudine, di povertà, di liberalità e di castità. Qui appare – con le parole di Beatrice – per quello che Lei è e per la sua grandezza, quale rosa grazie alla quale il Verbo eterno di Dio si è fatto carne. Lei è la Madre del Salvatore, figlio di Dio, e quindi Madre di ogni uomo.

Dante vede tale luce sfavillare in maniera eccelsa, fissa su Lei lo sguardo e confida che è oggetto della sua invocazione, giorno e notte. Ed ecco che una luce si proietta a far corona alla Vergine, in segno di onore ed omaggio le gira attorno vorticosamente: è l’Arcangelo Gabriele, che ebbe la missione di annunciare proprio a Maria l’incarnazione del Verbo, ascoltando il suo incondizionato: Ecce ancilla Domini. Fiat mihi secundum verbum tuum. Eccomi, sono la serva del Signore. Sia fatto di me secondo la tua parola (Lc 1,38).

Si ode un canto sublime mentre Maria ascende verso Cristo, nell’Empireo, in quanto il posto della Madre non può che essere accanto al proprio Figlio. I beati, quindi, rivolti verso la Vergine, così come un bambino protrae tutto se stesso verso la propria madre, onorano Maria con l’antifona pasquale Regina coeli. Un’antica preghiera in cui emerge la gioia della Vergine per la resurrezione di Colui che ebbe il merito di portare nel grembo e l’invocazione da parte del popolo cristiano alla Madre perché preghi Dio per tutti. Grazie all’intercessione della Madonna, gli uomini possono trovare una sicura ancora di salvezza.

Successivamente, negli altri Canti conclusivi del Paradiso, Dante – guidato da San Bernardo – continuerà a fissare lo sguardo sulla Vergine Madre e metterà in bocca al mistico medievale una suggestiva e ormai famosissima preghiera: Vergine Madre, figlia del tuo figlio… (Par., c. XXXIII).

La presenza di Maria nel poema sacro dantesco è fondamentale e allo stesso tempo discreta. Proprio a riecheggiare il suo privilegiato ruolo di madre attenta e premurosa per la salvezza degli uomini. Maria accompagna Dante, intercede per lui, si fa suo modello – così come deve essere per ogni cristiano – fino al punto di propiziare il grande culmine dell’esperienza mistica: fissare lo sguardo nella mente di Dio.

Nelle vicissitudini della propria vita personale e della storia, i credenti non hanno altro da fare che pensare Maria, imitare Maria, invocare Maria, perché Lei è il vero modello della Chiesa e quindi dei credenti. Lei assurge a Regina del cielo, ma è anche Regina dei cuori e della storia degli uomini. I non credenti potranno stupirsi del fatto che talmente è importante il ruolo della donna nel cristianesimo, che proprio una donna – dopo Dio – riveste un ruolo così unico e così eccelso.

Soprattutto oggi una tale meditazione – favorita da Dante – non può che far seriamente riflettere su quali siano i criteri e le prassi che veramente possano esaltare la dignità della donna e su quali siano gli approcci ideologici che più che favorire ed esaltare la donna sono fonti, esplicite o implicite, di una sua strumentalizzazione.

Daniele Fazio

Di Daniele Fazio

Dottore di ricerca in Metodologie della Filosofia, cultore della materia presso la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Ateneo messinese con cui regolarmente collabora dal 2009. È stato borsista del Centro Universitario Cattolico ed è risultato vincitore del premio per un saggio di filosofia morale (2014), bandito dalla Società Italiana di Filosofia Morale. È docente di Filosofia e Storia nei Licei e corrispondente per la zona tirrenica della provincia di Messina della Gazzetta del Sud.

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