«Or ti piaccia gradir la sua venuta:
libertà va cercando che s’ì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta».
(Purgatorio, c. I, vv. 70-72)

Accompagnato da Virgilio, Dante torna a respirare aria salubre, dopo aver affrontato i gironi dell’Inferno. Si trova sulla spiaggia del Purgatorio, ancora col volto segnato dalla sporcizia infernale e dalle lacrime che lo accompagnarono sovente per paura e commiserazione nei confronti dei dannati.

Qui l’ambiente è qualitativamente diverso, il buio cede man mano il passo alle luci e nella volta del cielo quattro stelle – probabilmente le virtù cardinali (prudenza, giustizia, temperanza e fortezza) – attirano la propria attenzione. Le medesime stelle illuminano il volto di un vegliardo, brizzolato e dignitoso, che va loro incontro, bloccando il cammino. È il custode del Purgatorio, preoccupato della presenza di anime che presuppone essere dei fuoriusciti dall’Inferno. Virgilio – che invita Dante a rendergli riverenza – si appresta a spiegare il significato di un tale viaggio, che si effettua per volere divino, rimarcandone l’eccezionalità. Infatti Dante non è ancora morto, ma è vivo.

Ma chi è questo imponente interlocutore? È Catone l’Uticense. Un pagano integerrimo dell’antica Roma, stimato per la sua integrità morale anche dai successivi scrittori cristiani, Egli, nell’atto estremo di rivendicare la libertà politica, ad Utica, si uccise con la propria spada, dopo la battaglia di Tapso che vide vincitore Giulio Cesare contro Pompeo. Egli incarna l’aspirazione alla libertà propria della Repubblica romana, che vedeva – con la vittoria di Cesare – ormai definitivamente tramontata. Per imperscrutabile disegno divino, Egli dal Limbo – ove si trovava con la moglie Marzia – fu tratto fino in Purgatorio, e lì aspetta la fine dei tempi per poter godere del Paradiso.

Stranizza la presenza di un suicida in Purgatorio, ma Dante, con tale mossa letteraria, ancora una volta vuol sottolineare l’insondabile giudizio divino, che guardando all’integrità morale di quest’uomo, proprio alla stregua dei Patriarchi biblici venne liberato dal Limbo, e quindi posto nel Purgatorio. Pertanto, Dante non indulge minimamente a giustificare l’atto finale della vita terrena di Catone, bensì i suoi principi morali, le sue virtù indiscusse, che lo fecero oggetto della benignità divina, che lo condusse in Purgatorio.

Dal discorso appassionato di Virgilio, emerge la suddetta terzina, che ci dà l’occasione per riflettere sulla libertà. Virgilio, infatti, nel tentativo di convincere Catone afferma che il viandante cerca anch’egli la libertà così come lui stesso l’ha cercata rinunciando addirittura alla vita. S’instaura, dunque, un parallelismo tra la libertà agognata da Catone e quella di Dante: la prima è politica, la seconda è radicale ed è liberazione dal male, dal peccato, dalla morte.

Per Dante, allora, la libertà ancor prima di essere libero arbitrio, autodeterminazione è un cammino che permette di sganciare la zavorra del male dall’esistenza, dunque è legata alla verità e al bene ed in queste istanze trova il proprio compimento, in quanto solo tramite di esse liberamente l’uomo si muove verso la propria realizzazione, che il Sommo Poeta non aveva alcun dubbio coincidere con la salvezza eterna.

Il discorso sulla libertà, tipico della modernità, per essere veramente compiuto e non sfociare in vicoli ciechi ideologici non può non riconoscere un punto focale e indispensabile: ossia che senza verità non c’è libertà e che la libertà da ricercare continuamente e da conquistare è sempre libertà dal male.

Daniele Fazio

Daniele Fazio

Di Daniele Fazio

Dottore di ricerca in Metodologie della Filosofia, cultore della materia presso la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Ateneo messinese con cui regolarmente collabora dal 2009. È stato borsista del Centro Universitario Cattolico ed è risultato vincitore del premio per un saggio di filosofia morale (2014), bandito dalla Società Italiana di Filosofia Morale. È docente di Filosofia e Storia nei Licei e corrispondente per la zona tirrenica della provincia di Messina della Gazzetta del Sud.

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