Era il 29 Maggio 1453, la Cattedrale di Santa Sofia di Costantinopoli, sott’assedio da più di un mese da parte dell’esercito ottomano di Maometto II, si riempie di fedeli. È l’ultima liturgia, profonda e commovente, prima della difesa finale. Sono presenti cristiani, sia cattolici che ortodossi, uniti per difendere l’ultimo impero romano cristiano ancora in piedi, quello d’Oriente. In testa, vi è Costantino XI, che devotamente si accosta all’eucaristia. Sarà l’ultimo della secolare dinastia dei Paleologi che accompagnarono l’Impero bizantino sin dall’XI secolo.

Costantino era figlio di Manuele II Paleologo, che oltre ad essere stato imperatore era statto anche un intellettuale acuto. Egli aveva, tra l’altro, avuto modo di confrontare la teologia cristiana con la fede musulmana, infatti, da diversi decenni, i turchi ottomani alle porte dell’Impero di Bisanzio, cercavano in tutti i modi di espugnare e conquistare Costantinopoli.

Costantino ereditò il trono imperale per volere del fratello Giovanni VIII. Del resto, Costantino era stato reggente al suo posto quando Giovanni, si era recato personalmente, in un vero e proprio viaggio della speranza, al Concilio di Ferrara, poi trasferito a Firenze, per trattare ed ottenere la riunione della Chiesa Ortodossa con quella Cattolica, separate sin dal 1054, ma anche per ottenere aiuti consistenti dai cristiani latini in difesa di Costantinopoli pesantemente minacciata dai musulmani.

Di fatto, la riunione delle chiese avvenne sulla carta e fu confermata anche a Costantinopoli successivamente dal cardinale Isidoro di Kiev, inviato del papa Niccolò V, e dallo stesso Costantino, ma non fu ben compresa e accettata né dal clero e né dai fedeli bizantini che preferivano paradossalmente assoggettarsi al turbante del sultano che alla tiara del papa. Ma oltre questo, gli eventi storici segnarono lo smarrimento di questa pur importante soluzione che trova sintesi nel decreto Laetentur coeli del 1439.

Quando Giovanni VIII, dopo lunga malattia, morì, Costantino divenne imperatore nel 1449. Il problema politico da affrontare fu subito la difesa antiottomana. Infatti, l’espansionismo islamico da alcuni decenni sia con Murad II che poi con Maometto II si era intensificato e nonostante alcuni trattati che avevano per qualche tempo rallentato la pressione su ciò che rimaneva dell’antico impero orientale, ora Maometto II era deciso a conquistare proprio Costantinopoli.

Il sultano mandò ambasciatori a Costantino a proporre la resa per avere in cambio salva la vita, ma Costantino rifiutò rimanendo accanto al suo popolo e decidendo ormai di suggellare la propria esistenza con la morte in battaglia. Così affermò nell’ultimo suo discorso: «Ci sono quattro grandi cause per cui vale la pena di morire: la fede, la patria, la famiglia e il basileus. Ora voi dovete essere pronti a sacrificare la vostra vita per queste cose, come d’altronde anch’io sono pronto al sacrificio della mia stessa vita».

Del resto le continue richieste, anche dei suoi predecessori, all’Europa cristiana di aiuto sortirono pochi risultati, infatti, accanto ai bizantini vi furono solo pochi contingenti inviati solamente dal papa, dal Regno di Napoli e dalle Repubbliche di Venezia e Genova.

L’assedio di Costantinopoli da parte degli ottomani iniziò il 6 Aprile del 1453. L’Imperatore Costantino XI fu sempre visto a combattere e difendere la città nei punti più deboli e nonostante la possibilità di mettersi in salvo, rimase con l’esercito e tutti i civili che si profusero nell’ultimo sforzo di difesa di quelle antiche vestigia culturali, religiose e politiche.

Tuttavia, un mondo stava veramente giungendo al capolinea e così la cristianità orientale perì sotto i colpi dell’Islam, ma tale fine vide l’eroismo e la dedizione estrema di quest’uomo che ad un certo punto proprio per confondersi con il proprio esercito dismise le insegne imperiali e combatté come un semplice soldato. Trovò la morte proprio in quel 29 Maggio del 1453 in cui cadde anche Costantinopoli e finì un’epoca, tant’è che alcuni storici datano l’inizio dell’età moderna proprio con la caduta di Costantinopoli.

Su queste rovine pianse e si lamentò il grande pontefice Pio II (al secolo Enea Silvio Piccolomini) in una lettera al cardinale Niccolò Cusano, facendo notare la viltà della cristianità europea, la grande perdita culturale e soprattutto, profeticamente, i pericoli che la stessa Europa avrebbe ora dovuto affrontare.

Costantino XI, probabilmente, fu fatto seppellire in una fossa comune da Maometto II, in modo tale che i superstiti non avrebbero mai potuto erigere un mausoleo in suo onore. E tuttavia, sia per i suoi contemporanei che per le generazioni successive la sua memoria si tramanda come un ultimo canto del cigno, quello più stupefacente e attraente. Amò talmente il suo popolo da mescolare il suo sangue a quello dell’ultimo dei suoi sudditi.

Nel nome di Costantino XI, nei successivi secoli, i greci si sollevarono contro l’impero ottomano e ottennero l’indipendenza. Se la fondazione di Costantinopoli si deve a Costantino il Grande, non meno grande è l’ultimo degli imperatori di Bisanzio, che suggestivamente e misteriosamente – come voleva un’antica profezia – porta il nome del primo imperatore.

Daniele Fazio

Di Daniele Fazio

Dottore di ricerca in Metodologie della Filosofia, cultore della materia presso la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Ateneo messinese con cui regolarmente collabora dal 2009. È stato borsista del Centro Universitario Cattolico ed è risultato vincitore del premio per un saggio di filosofia morale (2014), bandito dalla Società Italiana di Filosofia Morale. È docente di Filosofia e Storia nei Licei e corrispondente per la zona tirrenica della provincia di Messina della Gazzetta del Sud.

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