Conoscere l’Islam, al di là di leggende metropolitane, oggi non solo è un fatto da studiosi, ma diventa necessario per tutti, dal momento che il numero di fedeli musulmani è in espansione anche in Italia. In questo senso, tra il 25 e il 26 Maggio u.s. in Sicilia vi sono stati tra la Provincia di Messina, Catania e Caltanisetta degli incontri di approfondimento con la Professoressa Silvia Scaranari. Studiosa di primo piano nel panorama italiano dell’Islam è co-fondatrice del «Centro Federico Peirone» per il dialogo cristiano-islamico di Torino, collabora con la rivista bimestrale “Il dialogo / al-hiwār”. Al suo attivo diversi testi, fra cui: L’Islam (1998); Jihād. Significato e attualità (2016); Shari’a. Legge sacra norma giuridica (2018); Islam. 100 e più domande. Scuola, Ospedale, Famiglia, Oratorio e… Come comportarsi? (2017); In questa intervista abbiamo con lei brevemente fatto il punto sulla tematica

1. Come nasce e che compito ha il Centro Federico Peirone?

Nasce nel 1994 per volontà dell’allora cardinale di Torino, Giovanni Saldarini, che con notevole lungimiranza aveva intuito che l’islam sarebbe diventato una presenza sempre più significativa nelle nostre città. Voleva un centro per studiare l’islam in modo da formare i cattolici (sacerdoti e laici) all’incontro con questa realtà. Oggi il centro continua questa attività di studio e di informazione con una rivista, corsi di diverso livello, convegni nazionali e internazionali, ricerche sul campo e pubblicazione testi. Accanto a questa attività di studio, quella di dialogo con il mondo dei fedeli musulmani. Non si può conoscere una realtà solo sui libri, occorre sempre “incontrare la persona” per poter comprendere.

2. Oggi più che mai è opportuno conoscere l’Islam, ma esso ha tante sfaccettature. Come possiamo orientarci? 

La pluralità delle posizioni all’interno dell’islam è un problema da sempre. I punti fondamentali della fede sono comuni a tutti, come pure gli aspetti dell’ortoprassi. Tuttavia l’islam non è solo fede e pratica religiosa ma anche volontà di uniformare la società alla volontà di Allah e tentativo di formare Stati secondo le indicazioni coraniche. Su questi aspetti è più difficile orientarsi per la enorme varietà di posizioni. Complicato ma non impossibile.

3. Il nuovo millennio è stato inaugurato da un grave attentato, rivendicato da sigle ultrafondamentaliste islamiche. La nozione Jihad ispira questi atti?

Certamente sì per ammissione degli stessi organizzatori dei suddetti attentati. Tra la fine del XX sec. e l’inizio del XXI abbiamo visto emerge in modo piuttosto violento diversi movimenti jihadisti che avevano vissuto un lungo processo di incubazione nel secolo precedente. Il jihad è un fenomeno presente nell’islam e semplicemente negare questa realtà non risolve certamente il problema.

4. Sempre più in Italia vi sono appartenenti all’Islam. Per comprendere la loro visione sulla società, dobbiamo conoscere la Sharī’a. In maniera semplice di cosa si tratta?

Con estrema sintesi: il termine indica “la via, la strada” e per estensione l’insieme delle indicazioni presenti nel Corano utili al fedele per uniformare la propria vita e la società al volere di Allah. Da questa discende il diritto, cioè l’insieme delle norme giuridiche, e l’etica.

5. È possibile un dialogo vero con l’Islam? Quali sono i passi necessari da compiere?

Il dialogo è un dovere: per un cattolico perché lo insegna il magistero, per la società civile in genere perché non si può pensare di escludere 1. 600.000 di persone nel mondo. Per dialogare però occorre prima di tutto conoscere l’interlocutore e poi evitare ogni posizione di ambiguità. Solo nella verità delle rispettive posizioni ci può essere un vero dialogo. Devo però aggiungere che perché ci sia un dialogo occorre essere in due, se a dialogare sono solo i cattolici il tutto si riduce ad un monologo dove ci si può anche convincere di aver fatto grandi passi in avanti ma è un’illusione.

A cura di Daniele Fazio

 

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