Fotografia: Fir0002  Licensed under CC BY-SA 3.0 via Wikimedia Commons
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Il cardo mariano (silybum marianum) è una pianta erbacea annuale appartenente alla famiglia delle composte tuboliflore e si trova specialmente nell’Italia centrale e meridionale.

Ricercata dai raccoglitori per le sue ottime qualità terapeutiche, contiene una gran quantità di complessi di bioflavonoidi (fitoestrogeni) chiamati flavonolignani, che  regolano la produzione ormonale femminile, il cui equilibrio è fondamentale per il benessere generale della donna.

Tale pianta un tempo era molto utilizzata nella medicina popolare,anche se ai nostri giorni le sue proprietà sono conosciute da pochi. Il cardo, infatti è ricco di virtù terapeutiche che lo rendono prezioso in particolare per affrontare le disfunzioni epatiche. La storia, infatti, ne testimonia un largo impiego come tonico per il fegato.

La silimarina contenuta nel cardo mariano ha dimostrato un effetto protettivo contro molti tipi di tossine chimiche, incluso l’alcool. Un estratto di cardo mariano è usato per migliorare la funzione epatica, proteggere contro i danni al fegato e accelerare la rigenerazione delle cellule epatiche danneggiate. Con tutto quello che il fegato deve filtrare tutti i giorni, non è una sorpresa che possa essere a volte sovraccaricato. Il cardo mariano può aiutare così a ringiovanirlo e anche a proteggerlo dai danni futuri. Chiunque abbia avuto epatiti, cirrosi o alterate condizioni del fegato dovrebbe aggiungere il cardo mariano come integratore. In effetti, non farebbe male se tutti lo prendessimo abitualmente come erba tonica.

Il trattamento endovenoso con un derivato solubile della silibinina è attualmente un importante fattore salvavita nella terapia standard di casi di avvelenamento da Amanita phalloides.

Il cardo mariano contiene ancora i tannini, sostanze naturali della famiglia dei polifenoli, dotate di poteri astringenti, ottime nella cura delle ferite, delle emorroidi e nella riparazione dei tessuti lesionati. Il decotto di radici di questa pianta è un ottimo rimedio contro l’ipotensione (la bassa pressione sanguigna) e l’infuso di foglie con un litro di vino bianco serve per i casi di inappetenza.

Il suo utilizzo si estende ancora alla cucina come erba da usare in insalate e come verdura cotta, che assume un sapore simile agli spinaci. In passato era spesso coltivato nei giardini, i gambi possono essere mangiati e sono saporiti e nutrienti, le foglie tenere possono essere, invece, mangiate in insalata. Le cime fiorite, ancora, erano in passato bollite e mangiate, come le punte di asparagi.

La tisana di cardo mariano si prepara così: versare 150 ml d’acqua semi bollente su 2 cucchiaini di semi di cardo mariano tritati, lasciare riposare un quarto d’ora e poi filtrare. Berne una tazza 3 volte al giorno, mezz’ora prima dei pasti, per un periodo di 3 settimane.

Anticamente era anche usato dalle puerpere europee per aumentare il loro latte materno. Le chiazze bianche sulle foglie, secondo il senso dato da un mondo intrinsecamente pervaso dal cristianesimo, rappresentano le gocce del latte della Vergine Maria cadute mentre allattava il bambin Gesù nascosto ai soldati di Erode ed è proprio da qui che deriva il nome di mariano.

Il cardo mariano si rivela così una pianta che è un vero dono della natura perché è sia cibo che medicina.

Nadia Rivetti

Di Nadia Rivetti

Laureata in Chimica e Tecnologie farmaceutiche con tesi e specializzazione in chimica alimentare, iscritta all’albo dei farmacisti ne esercita la professione. Ha frequentato diversi corsi di perfezionamento e master nel campo della galenica, della fitoterapia e della naturopatia presso l’Università della Tuscia e l’Università di Siena. È esperta, dunque, in piante officinali con applicazione e comparazione clinica.

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