Calamità naturaliCon una certa frequenza l’area euromediterranea è colpita da calamità naturali di una certa gravità, la maggior parte delle quali di carattere climatico, pur essendo presenti anche zone sismiche e vulcaniche ad alto rischio e per questo sottoposte a costante monitoraggio.

Per gestire le circostanze critiche che si generano a seguito di fenomeni di particolare violenza, torna utile una disciplina relativamente recente, la Psicologia dell’Emergenza, che riguarda lo studio e l’applicazione delle conoscenze psicologiche in situazioni critiche fortemente stressanti, che mettono a repentaglio la  quotidianità e le ordinarie capacità di gestione degli eventi da parte degli individui e delle comunità. In particolare la psicologia dell’emergenza si occupa di avversità di ampia magnitudo, improvvise e urgenti come appunto le calamità naturali (terremoti, alluvioni), i disastri tecnologici  (incidenti industriali, chimici e nucleari),  sanitari (epidemie), sociali (attacchi terroristici, sommosse, migrazioni forzate con forte presenza di rifugiati), gravi incidenti stradali o sul lavoro, i conflitti fra stati o etnie, ecc.

Questa disciplina si interessa sia delle persone direttamente coinvolte negli eventi critici (vittime primarie), sia dei loro familiari e amici e delle persone che sono state testimoni dello stesso evento (vittime secondarie) sia dei soccorritori (vittime terziarie) sia della comunità in cui gli eventi critici si sono verificati. Si occupa anche di previsione e prevenzione dei rischi e di programmazione e gestione dei soccorsi.

Quando si verifica un’emergenza, l’intensa paura che si prova genera nell’organismo un innalzamento del livello di energia. Nell’essere umano il sistema nervoso centrale ottiene informazioni molto precise riguardanti l’ambiente esterno e l’ambiente interno (il proprio sé) grazie rispettivamente ai recettori e ai propriocettori.  Quando vi è ad esempio un terremoto o un’alluvione, si super-attivano i recettori in modo funzionale, perché si preparano al pericolo. Ma se il senso di minaccia proveniente dall’ambiente è troppo forte, i recettori hanno bisogno di ridurre la portata percettiva, provocando in tal modo svenimenti, oppure i propriocettori esauriscono la tensione innalzandola fino al limite, determinando fenomeni quali insonnia, incubi  notturni, allucinazioni (percezioni di realtà inesistenti).

Queste manifestazioni possono essere considerate normali per la durata massima di un mese dopo la calamità naturale, ma se persistono anche dopo è probabile che i recettori e i propriocettori abbiano cominciato a funzionare in maniera distorta, con la conseguenza che l’organismo continua a permanere in uno stato di attivazione anche quando non è più necessario.

Per prevenire questi esiti disturbanti è importante aiutare tempestivamente le persone coinvolte in episodi di calamità naturali e simili con interventi specifici da parte di professionisti della salute mentale.

Se i sintomi del Disturbo Acuto da Stress – che si verifica tipicamente in situazioni di calamità naturali – quali intrusività di pensieri disturbanti, evitamento dei luoghi in cui si è verificato l’evento traumatico e iper-attivazione (agitazione, insonnia, incubi), permangono oltre i 30 giorni successivi all’evento catastrofico è necessario rivolgersi ad uno psicologo, in quanto probabilmente c’è in corso un Disturbo Post Traumatico da Stress (DPTS).

I campanelli d’allarme da non sottovalutare dopo un mese dall’evento, in quanto prognostici di DPTS sono i seguenti:

– evitamento fobico di stimoli legati all’evento;

– scoppio frequente di rabbia esagerata;

– insonnia prolungata e incubi frequenti;

– stato depressivo (mancanza di interesse per la vita);

– frequenti e angoscianti flashback di immagini, rumori o tonalità di luce associati all’evento;

– interesse per alcool o droghe;

– frequente sensazione di disperazione;

– difficoltà ad andare a lavorare;

– pensieri di tipo suicidario.

Roberta Genovese

Roberta Genovese

Di Roberta Genovese

Psicologa-psicoterapeuta, ha conseguito la laurea in psicologia presso l'Università degli Studi di Padova e si è specializzata in psicoterapia presso l'Istituto di Gestalt H.C.C. Italy, dove attualmente fa parte dello staff didattico. Oltre all'attività clinica, si è occupata del reinserimento nel sociale di pazienti psichiatrici, di laboratori per bambini e di servizi per la famiglia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *