bodrumLa foto del piccolo siriano trovato cadavere sulla spiaggia di Bodrum in Turchia sta facendo il giro del web. Ma qual è il senso di vedere questa immagine?

C’è sicuramente un diritto ad informare e un diritto ad essere informati, ma va anche tutelata la sensibilità altrui da immagini che possono lederla. A meno che la coscienza dei lettori, grazie alla foto del piccolo morto, si sia adesso risvegliata. A meno che da “insensibili”, i lettori siano ora diventati sensibili alla tragedia dei continui cadaveri in mare, abbiano acquisito maggiore consapevolezza e siano risoluti verso un maggiore impegno sociale.

È però lecito dubitare che tutto questo sia avvenuto, anzi probabilmente l’effetto ottenuto, al di là delle apparenze, è soltanto l’aumento della desensibilizzazione che già accomuna quanti vengono continuamente bombardati da immagini cruente finendo così per sentirsi come anestetizzati di fronte al dolore e alla morte.

Probabilmente la foto di quel bambino morto – non il primo, non l’unico – che nessuno è stato in grado – non ha potuto o non ha voluto – di proteggere e salvare, non servirà a molto se non a suscitare superficiali e fugaci emozioni in un mondo saturo di immagini violente e macabre.

Forse quel bambino andava protetto almeno da morto, ma non è andata così. È sempre utile una buona dose di empatia, quel mettersi nei panni degli altri per chiedersi come avremmo voluto essere trattati al posto loro. Chiediamoci, ad esempio, cosa avremmo desiderato per quel bambino morto se fosse stato nostro figlio.

Roberta Genovese

Roberta Genovese

Di Roberta Genovese

Psicologa-psicoterapeuta, ha conseguito la laurea in psicologia presso l'Università degli Studi di Padova e si è specializzata in psicoterapia presso l'Istituto di Gestalt H.C.C. Italy, dove attualmente fa parte dello staff didattico. Oltre all'attività clinica, si è occupata del reinserimento nel sociale di pazienti psichiatrici, di laboratori per bambini e di servizi per la famiglia.

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