Andrea Mantegna - San Benedetto - Polittico di San Luca, Pinacoteca di Brera, Milano

In un contesto devastato non solo dal punto di vista politico – era crollato l’Impero Romano d’Occidente ad opera dei barbari e si preparavano in Italia le guerre tra Goti e Bizantini – ma anche e ancora di più devastato da un punto di vista morale e spirituale, un giovane, di nobile stirpe, proveniente dalla regione delle Nursia, giunge a Roma, inviato dalla famiglia, per compiere i suoi studi. Non permarrà poi tanti anni nella Città eterna proprio per rifuggire da quell’ambiente sociale degradato da un punto di vista spirituale, preferendo una vita di totale dedizione a Dio.

Iniziano così le semplici e allo stesso tempo straordinarie vicende della vita di Benedetto da Norcia. Eremita, abate, fondatore di monasteri, ma soprattutto uomo di fede, che seppe distinguere tra il necessario e il secondario, mettendo al primo posto Dio. Dopo un’opera di importante riforma personale negli anni di eremitaggio, fu pronto a guidare altri, indicando la via del rinnovamento personale e sociale. Più volte scampato a tentativi di avvelenamento, stabilì, infine, il suo quartier generale nell’Abbazia di Montecassino, ove morì il 21 marzo 547.

Con la sua vita e le sue opere rieducò i popoli del suo tempo alla vita civile attraverso una regola che, seppur pensata per i monaci principianti, è valida per l’uomo di ogni tempo. Le parole d’ordine sono ora et labora: in tutto questo sta la visione dell’umanesimo benedettino che divenne il programma di rigenerazione di una intera civiltà, fondando così l’Europa che nel cristianesimo affonda le sue radici più profonde.

Facendo fiorire lo spirito, di conseguenza, Benedetto e i suoi monaci fecero fiorire anche la terra, laddove i figli di Benedetto si stabilivano lì – come ricorda lo storico Jacques Le Goff – vi erano di anno in anno campi, frutteti, orti, laboratori, lì barbari e latini diventavano fratelli, ex ariani ed ex pagani si ritrovavano sotto un’unica legge, con gli stessi diritti e le stesse responsabilità. Il tempo veniva scandito tra sacro e profano, tra la preghiera, il riposo e il lavoro, e la fratellanza si viveva sotto l’autorità sapiente dell’abate. Con Benedetto l’Antichità cedette il passo al Medioevo e il monachesimo da semplice rifugio per servire Dio, diventò il centro propulsore del rinnovamento di quei luoghi su cui un tempo estendeva il suo dominio il diritto romano e che ora era piombati nel buio dell’anarchia. Le piccole comunità benedettine si diffusero in tutta Europa, favorendo la sua nascita culturale e spirituale: quelle elites culturali, ma soprattutto morali e spirituali diedero speranza ad un mondo in frantumi. Furono lanciate nell’evangelizzazione e con essa arrivò il rinnovamento sociale e politico. Guardando al cielo, Benedetto produsse la riforma della terra. Ancora oggi questa testimonianza è valida, ci sfida e s’impone in tutta la sua validità in un contesto che, mutatis mutandis, appare similare a quello in cui il Padre dell’Europa condusse la sua avventura terrena. La Chiesa ne fa memoria l’11 Luglio.

 Daniele Fazio

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