Angelina Lanza Damiani è stata una donna di profonda sensibilità estetica e spirituale, ancora poco conosciuta al di fuori di circoli letterari e gruppi elitari cattolici. Nata a Palermo nel 1879 respira sin da subito negli anni felici della fanciullezza la raffinatezza della cultura dell’epoca, essendo orientata ed educata alla contemplazione della bellezza nelle sue varie forme. Il padre, Damiani Almeyda, è, tra le altre cose, l’autore del teatro Politeama-Garibaldi e la madre, Mancinelli-Arnoldi, è poetessa e figlia dell’omonimo pittore napoletano.

Vivacissima intellettualmente, scrittrice e pittrice al tempo stesso, si forma da un punto di vista filosofico anche nella grandiosa fucina culturale rappresentata dalla Biblioteca filosofica palermitana di Amato Pojero, in quegli anni frequentata da nomi che diventeranno assai illustri e che ivi inizieranno ad elaborare le loro originali proposte filosofiche: uno tra tutti, Giovanni Gentile.

Contrae quindi matrimonio con Domenico Lanza, che però è molto distante culturalmente da lei, il marito resterà sempre un positivista e assolutamente refrattario ai valori dello spirito. Questo sarà il grande dolore che caratterizzerà l’intera esistenza della poetessa, superiore – per sua confessione –  a quello della perdita di due figli sui cinque.

Quello di Lanza Damiani emerge come un profilo autonomo e alquanto “isolato” per il contesto culturale dell’epoca, ma entra sin da subito in diversi ed importanti testi di storia della letteratura che segnalano la specificità e la profondità dello stile.

Tra le sue opere più importanti vanno citate: La Fonte di Mnemosine, il Diario Spirituale, il romanzo La Casa sulla Montagna, ambientato a Gibilmanna, luogo caro in cui morirà nel 1936 e le innumerevoli lettere. In relazione alle sue produzioni non si può non segnalare l’opera meritoria del professor Peppino Pellegrino di Milazzo, che ne curò la ristampa, nonché fino al 2000, la puntualissima nota bio-bibliografica.

La svolta importante nella vita della scrittrice avvenne attraverso l’incontro con la filosofia e la spiritualità di Antonio Rosmini Serbati, mediata inizialmente grazie al padre cappuccino Giustino da Patti. L’incontro con Rosmini, che lei chiamerà il “Fondatore”, le permette di guardare alle grandi tematiche dell’essere e della libertà, nonché a riflettere ancora più profondamente sul dolore e sulla grazia. Per Angelina Lanza Damiani, essere rosminiana vorrà dire essere: «cristiana cattolica, cosciente di ciò che significa cattolicesimo e risoluta a conservare la propria fede contro tutte le insidie del pensiero moderno». Da quel momento in poi, l’arte letteraria della scrittrice echeggerà la teoresi dello stesso Rosmini.

I motivi dominanti della sua poetica e della sua prosa si dipanano dall’attenzione alla natura – elementi concreti trasfigurati ed elevati – alla riflessione sul tempo sacro e profano della preghiera e delle attività, dall’osservazione “mistica” della vita quotidiana all’esperienza dell’amicizia e dell’arte e alla riflessione sulla crisi come passaggio. Il mondo fisico, morale e spirituale s’incontrano e anche se l’autrice sembra quasi assente in ciò che scrive è sempre sottesa nei suoi scritti l’intima ricerca di sé che sfocia nell’incontro con Cristo secondo la via rosminiana.

Alla riflessione culturale e alla contemplazione, Lanza Damiani associò sin da subito anche impegni concreti a favore delle donne e spendendosi in tutte quelle attività intraprese come affiliata all’Istituto della Carità, fondato da Rosmini stesso.

L’eredità che lascia è certamente imponente, ma allo stesso tempo, assolutamente meritevole non di una semplice lettura, ma di una profonda meditazione, per comprendere l’inganno di una falsa modernità e puntare all’essenziale.

Daniele Fazio

 

 

Di Daniele Fazio

Dottore di ricerca in Metodologie della Filosofia, cultore della materia presso la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Ateneo messinese con cui regolarmente collabora dal 2009. È stato borsista del Centro Universitario Cattolico ed è risultato vincitore del premio per un saggio di filosofia morale (2014), bandito dalla Società Italiana di Filosofia Morale. È docente di Filosofia e Storia nei Licei e corrispondente per la zona tirrenica della provincia di Messina della Gazzetta del Sud.

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