Ha impressionato e commosso il breve discorso del primo ministro albanese, Edi Rama, che ha annunciato l’invio in Italia di un piccolo contingente di medici ed infermieri per dare un contributo alla lotta contro il coronavirus. Molti, tra i più giovani, non sanno quasi nulla della storia dell’Albania che per quanto vicina alla nostra Italia sembra essere veramente periferica. Ma così non è!

La sua storia e i suoi atti eroici hanno impresso un carattere a tutta la storia europea e hanno difeso l’Italia e la stessa Europa in alcuni frangenti storici delicati, in cui l’Europa occidentale avrebbe potuto perdere la libertà e vedere cancellare la sua anima, ossia la fede cristiana. L’atto generoso dell’Albania nei confronti dell’Italia scrive ancora una pagina gloriosa nella storia di questa piccola nazione

Per conoscere, in maniera molto sintetica, alcune delle altre significative pagine della storia albanese pubblichiamo di seguito alcuni stralci del libro di Zef Margjinaj, Piccolo compendio della grande Storia dell’Albania, con prefazione di Mauro Ronco, edizioni Krinon, Caltanissetta 1990.

Dalla Prefazione di Mauro Ronco

«[…] Anche le nazioni, come gli individui, sanno esprimere una loro personalità, fatta di atteggiamenti psicologici e spirituali, tendenzialmente simili a fronte di eventi simili. È possibile dunque dare un senso alla storia e dare un giudizio intorno alle nazioni, in certo modo analogo a quello che può essere espresso per gli individui. […] Attraverso i grandi eventi le nazioni scrivono la propria storia che può essere definita “grande”, se è ancorata al “centro” ed è aderente al “fine” che le conferisce un senso.

L’Albania – erede dell’antica Illiria […], cavalleresca ed eroica – ha un enorme importanza nell’economia della Provvidenza, per il mondo cristiano e per il mondo che non può non dirsi cristiano; l’Europa Occidentale, segnatamente l’Italia le è debitrice della salvezza dalle inarrestabili campagne di conquista verso occidente scatenate dall’impero turco, all’apogeo della propria potenza, nella seconda metà del quindicesimo secolo, campagne di guerra infrantesi di fronte al coraggio indomabile degli Albanaesi guidati dal loro eroe nazionale: Scànderberg [Giorgio Castriota (1405-1468), ndr], il quale impedì ai Turchi di subissare l’Albania ed ottenere un sicuro passaggio da Valona ad Otranto, laddove soltanto un breve braccio di mare separa l’oriente dall’occidente.

Già più di mille anni prima l’intere cristianità vide in un imperatore illirico, Costantino, il vincitore di una battaglia fondamentale per la sua salvezza ed affermazione: quella di Ponte Milvio […].

Sembra allora incredibile che l’Albania sia così poco conosciuta, che non sia presente nelle categorie mentali, più o meno consce, di ogni europeo […]. La spiegazione si può ritrovare nella interruzione di una continuità di legami e comunità di fede, che iniziò a verificarsi dopo la prevalenza definitiva delle armi turche, nel sedicesimo secolo: da allora è calato una specie di silenzio, rotto soltanto all’inizio del nostro secolo [il ‘900, ndr], con la fine del dominio turco e l’indipendenza albanese e poi ancora calato – ancora più agghiacciante con l’avvento del comunismo.

Anche così, tuttavia, l’Albania ha continuato ad esprimere, nel silenzio, la sua anima più vera […] quella scritta da un popolo guerriero e cavalleresco, che ha abbracciato la Verità cristiana in modo spontaneo e profondo, poiché ciascun uomo onesto deve aderire al Vero e ogni vero eroe spontaneamente tende allo spirituale e all’universale. […] L’Albania non è e non sarà mai qualcosa di banale; nella sua storia vi sono segni nel cielo e grandi conversioni, che improvvise (Scànderberg era passato all’islam e ritornò cristiano); agli uni e agli alle altre fecero sempre seguito splendide vittorie» (pp. 7-9)

Dalla Conclusione di Zef Margjinaj

«[…] L’Albania non soltanto fa parte dell’Europa, ma addirittura documenta a mezzo delle proprie più risalenti e ancor vive tradizioni, l’origine stessa della civiltà europea. Essa appare per certi versi come un palinsesto, esaminando il quale si riscontrano un’epoca preistoria e protostorica, cariche di valori civili e guerrieri, che confluiscono quasi spontaneamente nell’epoca cristiana, in cui l’Albania illuminandoli con la Fede, raggiunge il vertice di quegli stessi valori. Vi è poi la sovrapposizione islamica e infine quella materialista, entrambe venute dall’esterno e forzatamente imposte agli Albanesi. […] Nel bene e nel male l’Albania non sarà mai qualcosa di banale, che si confonde e scompare nel mare dei non veritieri luoghi comuni, generati e pilotati da altri. L’Albania cristiana diceva “sia lodato Gesù Cristo” anche quando, nelle riunioni profane, si levavano i calici per bere»(pp. 99-100).

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