«Ahi serva Italia, di dolore ostello,

nave sanza nocchiere in gran tempesta,

non donna di provincie, ma bordello!»

(Purgatorio, c. VI, vv. 76-78)

Scriveva così Dante Alighieri nella sua Divina Commedia, precisamente nel VI canto del Purgatorio, che come ogni VI canto, in tutte e tre le cantiche, è dedicato ai temi politici.

A settecento anni dalla sua morte questi versi sembrano ancora particolarmente attuali, certamente in questi giorni caratterizzati dalla crisi di governo, ma a ben guardare anche in altri – e in tanti – frangenti della storia d’Italia.

“Ahi serva Italia”. Schiava, sì, spesso appare così l’Italia anche oggi, obiettivo e interesse di Stati e organizzazioni straniere, preda indifesa per l’ignavia o, peggio, la complicità di chi dovrebbe difenderla.

“Di dolore ostello”. Luogo di dolore, dolore grande come non si soffriva da tanto, dolore per i morti e dolore dei vivi che dovranno – dovremo – affrontare con molta probabilità un futuro tetro come poche altre volte è accaduto.

“Nave sanza nocchiere in gran tempesta”. Nave senza nocchiere nella tempesta, tempesta grande, nella quale ormai siamo dentro – da almeno cinque secoli, non da poco – e che sarà necessario attraversare e affrontare.

“Non donna di provincie, ma bordello”. Non più donna di popoli, no, perché le identità e le diversità dei popoli e delle comunità locali sempre più vengono marginalizzate e vilipese in nome di un modello massificante e massificato.

Tutto sembrerebbe dunque volgere al peggio, servirebbe riscoprire le proprie radici culturali e anche religiose, servirebbe la conversione degli uomini e delle società, servirebbe una classe politica e dirigente all’altezza della situazione, servirebbero guide, capi, persone che abbiano un orizzonte ampio e una prospettiva chiara.

Si vede tutto ciò all’orizzonte? Probabilmente poco. Probabilmente siamo ancora destinati a restare, come scriveva Dante, “nave sanza nocchiere in gran tempesta”.

Ancora una volta, però, tornano alla mente versi danteschi: nello stesso VI canto del purgatorio poco più avanti, il Divin poeta si domandava se tutto il disastro che vedeva nella sua epoca non fosse permesso come preparazione divina a un maggior bene futuro.

“O è preparazion che ne l’abisso

del tuo consiglio fai per alcun bene

in tutto de l’accorger nostro scisso?”

(Purgatorio, c. VI, vv. 121-123)

Allora oggi come ieri non bisogna perdere la speranza che verranno tempi, uomini e guide migliori, nel frattempo è necessario che chi ha consapevolezza di tutto ciò dia il proprio contributo perché questi tempi migliori – la nascita di una nuova civiltà all’interno di questo mondo ormai morente – possano realizzarsi prima possibile.

Luca Basilio Bucca

Luca Basilio Bucca

Di Luca Basilio Bucca

Siciliano, avvocato, lavora nell’ambito delle politiche attive del lavoro, ha anche approfondito lo studio della bioetica conseguendo un master in bioetica e sessuologia. Impegnato nell'associazionismo e in attività civico-culturali, è stato relatore in numerose conferenze sui temi del diritto, della bioetica, della famiglia, della Dottrina Sociale della Chiesa e dell'attualità politico-sociale, ha partecipato a progetti sulla legalità per gli studenti delle scuole medie superiori in varie città siciliane e si è occupato di attività di promozione e presentazione di produzioni editoriali. Ha curato una rubrica di approfondimento su Radio Tindari e suoi articoli sono stati pubblicati su quotidiani, periodici e riviste culturali. Cura il blog "Il fiammifero".

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