Dal primo giorno ch’i’ vidi il suo viso
in questa vita, infino a questa vista,
non m’è il seguire al mio cantar preciso
(Paradiso, XXX, vv. 28-30)

Dante ascende, guidato da Beatrice, nell’Empireo. Scolorisce qui tutto ciò che di estasiante già egli aveva difficilmente ammirato con i suoi occhi ancora non affinati per penetrare il mistero. Da qui in poi ancora di più, Egli potrà contemplare le schiere degli angeli e dei beati e lo stesso mistero di Dio. È il punto più alto del suo cammino spirituale condotto con le armi della filosofia e della teologia, ulteriormente dovrà essere guidato dall’estasi della carità di cui si farà maestro San Bernardo.

Assistiamo ad un tripudio di bellezza, in cui le parole ormai sono insufficienti. Ma come si giunge a tale bellezza? Come un uomo può accarezzare durante la sua vita un tale ideale e drizzare i suoi piedi verso la meta? Ancora una volta questi versi ci svelano che lo stimolo della poesia di Dante, ma anche del suo cammino ascetico, sta in Beatrice. Sin da quando la vide sulla terra ella diventò l’oggetto del suo amore.

Un tale amore è reale e allo stesso tempo chiamato a purificarsi. Ricorda quello dei cavalieri medievali verso le dame a cui consacravano i loro servigi. È reale perché è dato da una concreta attrazione, ma non si fa trascinare dalla mera passionalità, guadagnando sempre di più la dimensione di un amore puro, ossia che spinge la persona al volere il vero bene dell’altra persona. Ragion per cui non si risolve nell’amore carnale. La gioia per l’amante è nel poter ammirare l’amata. Sta tutta nello sguardo. Quando la contemplazione del volto di Beatrice sarà negata a causa della morte di quest’ultima, Dante scriverà la Commedia per incontrarla nuovamente nello spirito. E qui l’amore si eleva, grazie alla spinta filosofica e teologica.

In questi versi, Dante accenna al suo primo sguardo verso Beatrice, che lo mosse – quale musa d’elezione – anche a poetare, ma questo poetare è al tempo stesso – proprio perché raggiunge nella Commedia il suo punto più sublime – un cammino di ascesi dettato dall’amore reale verso una donna, che con il suo essere, quindi, aiuta l’uomo a migliorarsi integralmente.

Beatrice può essere figura letteraria, una guida metaforica verso il mistero, ma non bisogna mai dimenticare che è stata una donna in carne ed ossa, che realmente è stata notata ed ammirata da Dante con sguardo d’amore. Il Sommo Poeta, come un cavaliere medievale, farà di tutto per renderle servigi non con imprese mirabolanti, ma attraverso la sua arte che esprime il suo amore. Scrive Étienne Gilson: «il poeta della Divina Commedia è un innamorato che mantiene la promessa».

Il canto del poeta non è fine a se stesso, ma raggiunge la bellezza sublime in cui Beatrice appare nell’Empireo, il Paradiso vero e proprio, ed in cui la vista umana e le parole non servono più per descrivere la sua perfezione, che è la perfezione di Dio riflessa nei beati. Beatrice ricambia? Certamente, perché è lei che comanda a Virgilio di accompagnare il suo “amico” Dante per i gironi infernali, lei stessa diventerà sua maestra nel Purgatorio e nel Paradiso fino all’Empireo e ancora lei pregherà San Bernardo di condurlo, attraverso l’estasi, nell’immenso Amore che è Dio.

Di questo amore sublime Dante è testimone e maestro anche per l’oggi. La sua lezione è più che mai attuale innanzi a tutte quelle forme di amore debole e triste che non potranno mai tradursi in un cammino comune dell’uomo e della donna che punta ad un miglioramento reciproco, ma che spesso, come si vede da tanta cronaca, è destinato al naufragio e alla violenza. In altri termini, il vero amore umano non può contraddire l’amore a Dio, anzi da esso discende e ad esso anela.

Daniele Fazio

Daniele Fazio

Di Daniele Fazio

Dottore di ricerca in Metodologie della Filosofia, cultore della materia presso la cattedra di Filosofia morale del Dipartimento di Civiltà Antiche e Moderne dell’Ateneo messinese con cui regolarmente collabora dal 2009. È stato borsista del Centro Universitario Cattolico ed è risultato vincitore del premio per un saggio di filosofia morale (2014), bandito dalla Società Italiana di Filosofia Morale. È docente di Filosofia e Storia nei Licei e corrispondente per la zona tirrenica della provincia di Messina della Gazzetta del Sud.

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