Ricorre il settecentesimo anniversario della morte del Sommo Poeta Dante Alighieri (1265-1321). Il suo nome corre in tutto il mondo quale esempio sublime della cultura italiana. Una cultura che ha le medesime radici europee e che si fonda su tre pilastri: la filosofia greca, il diritto romano e il cristianesimo. Dante è pienamente homo europeus.

Tantissime sono le iniziative avviate per questo importante anniversario da parte di agenzie, accademie ed enti culturali e politici. Del resto, chi studia il pensiero di Dante, comprende come nel suo stile, nella sua poetica,  nel suo pensiero vi sia un tesoro inesauribile che, di tempo in tempo, può offrire panorami di senso, invettive contro la corruzione, indicazioni morali e principi su cui costruire la propria vita e la comunità politica.

Anche il nostro sito EuropaMediterraneo.it vuole omaggiare il padre della lingua italiana e senza alcuna velleità di erudizione, si permette di offrire – si spera – con costanza settimanale una rubrica dal titolo: “Incursioni dantesche”. Consisterà in piccole riflessioni scaturite dalla condivisione di alcuni versi della Divina Commedia, confrontate con le dominanti culturali attuali, nel tentativo di far emergere quanto Dante ha voluto insegnare non solo all’uomo del suo tempo, ma quanto può donare all’uomo di ogni tempo per instradarlo sulla «dritta via» (Inferno, I, 3).

Egli, infatti, nella Divina Commedia intercetta il grande viaggio dell’uomo, che è principalmente un viaggio interiore ma non intimistico. Il viaggio implica un combattimento reale contro i propri vizi e le forze storiche del male, a cui l’uomo non deve e non può soccombere, perché ha già in sé a disposizione – grazie all’intreccio di naturale e soprannaturale – quelle armi razionali e spirituali, valide non solo per affrontare il combattimento dell’esistenza, ma anche per vincerlo realizzandosi pienamente.

Dante è e sarà in ogni tempo attuale perché ha saputo individuare cosa promuove l’essere pienamente uomini e cosa invece distrugge irrimediabilmente l’umanità dell’umano. Nella Divina Commedia non vi è assente alcun atteggiamento che dissipa l’uomo e d’altro canto non sono neanche assenti quei tanti esempi che – attraversato il male – hanno optato per la virtù e quindi hanno conquistato – con fatica e sacrificio – la vera gioia, quale fuoco che sempre arde, che è qualitativamente diversa dai piaceri fugaci equivalenti ai fuochi di paglia.

Celebrare Dante – oggi – significherà così anche rinverdire quelle radici europee, che il Sommo Poeta fece sue, quali valide indicazioni etiche per l’uomo di ogni tempo, perché sfidati dal bene – in un’epoca di rivoluzione antropologica – ognuno possa camminare seguendo la bussola del vero e del bello per giungere all’esito felice del proprio viaggio interiore, avendo la ventura di sperimentare e ancor di più di incontrare l’«Amor che move il sole e le altre stelle» (Paradiso, XXXIII, 145).

Daniele Fazio

 

 

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