Liu-BoSi scrive arti marziali e viene subito da pensare all’oriente, in realtà discipline di combattimento ascrivibili alle arti marziali ne esistono in tutto il mondo, alcune anche nell’area euromediterranea.

Basti pensare ad esempio alle scuole di bastone pugliese, Napoletano o Genovese, ma si pensi soprattutto al bastone siciliano – la paranza – già presente in Sicilia nel XIII secolo d.C. come tecnica di difesa, usato soprattutto da pastori e contadini, ma diffusosi poi anche in altri ambienti.

Il bastone veniva tradizionalmente realizzato utilizzando legno di ulivo – ma anche arancio amaro, sorbo o rossella – raccolto in periodi dell’anno ben precisi per non comprometterne la qualità, lo si lavorava al fuoco e si caratterizzava per essere leggero, resistente e nodoso.

Per quanto riguarda le dimensioni, esistevano varie lunghezze (ma quella usuale era di cinque palmi) – e diametri (al variare dei quali variava anche il tipo di danno procurato dai colpi).

In origine non vi era una vera e propria tecnica codificata, che cominciò a delinearsi nel corso del XVI secolo d. C., con il diffondersi di questa pratica non solo per difesa – per la quale presto sarebbe stata del tutto soppiantata dalle armi da fuoco – ma soprattutto per i duelli, solitamente organizzati per questioni di onore o per scommessa.

Certo è che l’arte del bastone siciliano si tramandò di generazione in generazione attraverso varie scuole, ebbe maggiore diffusione nella Sicilia orientale e nelle zone collinari e si formarono vari stili denominati “tirata”.

Differenze significative si registravano ad esempio tra la tirata della zona messinese – dove il bastone veniva usato con una sola mano – e altre scuole che prediligevano l’utilizzo a due mani.

Proprio in queste scuole nasce il tipico movimento rotatorio continuo che permette la difesa di tutta l’area intorno al corpo.

Altro elemento tipico delle scuole era il “figurismo”, cioè una determinata sequenza di posizioni dette “figure”.

Questa la storia dell’antica arte del bastone siciliano, che però ha anche un presente, infatti negli anni settanta il maestro Vito Presti – nato a Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina, nel 1914 – fu invitato da alcuni studiosi delle tradizioni siciliane a trasmettere le proprie conoscenze e ciò contribuì alla riscoperta e alla valorizzazione della paranza, il cui insegnamento cominciò a diffondersi anche in alcune palestre.

Spetta però a Letterio Tomarchio – nato a Riposto (Catania) nel 1930 – il merito di aver fatto emergere ed ufficializzato tale arte.

Tomarchio ne apprese dal padre l’esistenza e cominciò a studiare come veniva utilizzato il bastone ed essendo dedito anche alla poesia ed alla letteratura gli dedicò pure alcune opere di saggistica e poetiche, ma soprattutto riuscì a definire – anche grazie all’esperienza maturata nel judo, arte marziale della quale era maestro – gli elementi tecnici principali.

Fu lui a chiamarlo “Liu” (il diminutivo del suo nome in siciliano) “Bo” (bastone in giapponese), con questa dicitura è poi stato inserito nei programmi di sviluppo del Centro Sportivo Educazione Nazionale – ente riconosciuto dal C.O.N.I. – nel settore arti marziali e già da alcuni anni sta cominciando ad essere sempre più conosciuto anche fuori dalla Sicilia.

Attualmente sono, infatti, presenti scuole di bastone siciliano in tutte le province siciliane -anche in palestre dove affiancano altre discipline di combattimento – e addirittura in Lombardia, Piemonte e Sardegna.

Ovviamente i bastoni odierni, utilizzati per la pratica di questo tipo di combattimento, non sempre sono realizzati artigianalmente come un tempo, ma certamente ciò non ne ha fatto perdere lo spirito.

Luca Basilio Bucca

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